I risultati dell'AI Trust Gap Report di Denodo aprono una riflessione con il fondatore e CEO Angel Viña sul paradosso dell'Agentic AI: per muoversi in autonomia, gli algoritmi hanno bisogno di dati in tempo reale, sicuri e accessibili. Ma quasi nessuna azienda è davvero pronta
Oggi il mercato è costantemente concentrato sulla potenza dell'ultimo algoritmo o sulla nascita di modelli generativi sempre più evoluti. Tuttavia, la realtà operativa restituisce un verdetto ben diverso: un'intelligenza artificiale è efficace solo quanto i dati di cui si nutre. Con il passaggio epocale dai chatbot passivi alla cosiddetta Agentic AI, capace di assumere decisioni autonome e avviare flussi di lavoro nei sistemi aziendali, la qualità, la sicurezza e la trasparenza del patrimonio informativo non sono più semplici dettagli tecnici, ma variabili critiche per la sopravvivenza stessa dei progetti.
A fare luce su questo scenario è l'AI Trust Gap Report, una ricerca globale condotta da Denodo su 850 executive, che fotografa un profondo divario tra le ambizioni di innovazione e la reale prontezza delle infrastrutture aziendali. In questa intervista esclusiva ad Adnkronos Tech&Games, Angel Viña, fondatore e CEO di Denodo, analizza i colli di bottiglia e gli errori metodologici più comuni che bloccano le imprese in una fase pilota permanente. Dalla necessità imprescindibile di dati in tempo reale per il 66% dei manager, fino alle sfide cruciali della cybersecurity e della tracciabilità delle fonti, Viña traccia la rotta architetturale per costruire una data foundation logica, sostenibile e orientata al valore economico di lungo periodo.











