Da ieri la circolazione ferroviaria tra Caserta e Foggia è interrotta per consentire lavori infrastrutturali e tecnologici collegati all’asse AV/AC Napoli-Bari. È un passaggio necessario che comporta sacrifici concreti per chi deve raggiungere Roma, Napoli o altre destinazioni della rete nazionale. Tempi più lunghi, cambi, bus sostitutivi, coincidenze più complesse. Nessuno può negarlo e nessuno dovrebbe liquidarlo con leggerezza. Il diritto dei viaggiatori a essere informati, assistiti e accompagnati viene prima di qualunque ragionamento tecnico.

Ma proprio per rispetto dei cittadini, il dibattito pubblico dovrebbe evitare scorciatoie. Trasformare una finestra di lavoro programmata in una polemica contro il Ministero delle Infrastrutture e contro il Gruppo FS significa raccontare solo la parte più facile della vicenda. Si fotografa la fatica di questi giorni e si rimuove il risultato che quei lavori preparano.

Trenitalia i servizi sostitutivi li ha predisposti. Si può chiedere che siano potenziati, comunicati meglio, coordinati con maggiore attenzione nelle stazioni. È legittimo ed è doveroso. Ma non si può pretendere che una percorrenza su gomma abbia gli stessi tempi di una percorrenza ferroviaria. Un autobus risente del traffico, delle strade, delle fermate, dei tempi di accesso e delle condizioni ordinarie della mobilità. Se oggi il viaggio su gomma è più lungo e faticoso, questo non dimostra che il ferro sia il problema. Dimostra il contrario. Bisogna investire di più sulle ferrovie, realizzarle dove mancano, potenziarle dove esistono, aggiornarle con tecnologie capaci di ridurre i tempi, aumentare la capacità e rafforzare l’offerta.