Il parere dell'avvocata generale della Corte di giustizia Ue, in attesa della sentenza: «Ma al momento non ci sono norme chiare sui diritti»
Sì ai centri per migranti fuori dall’Unione europea, ma senza deroghe ai diritti garantiti dal diritto comunitario in materia di asilo. È la posizione espressa dall’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Laila Medina, nelle sue conclusioni sul protocollo Italia -Albania. Medina evidenzia però che l’intesa tra Roma Tirana e la normativa italiana di attuazione «non sembrano contenere norme chiare e precise in grado di garantire l’insieme dei diritti» previsti dall’Unione, tra cui il diritto alla difesa, il rispetto della vita privata e familiare e il rilascio immediato allo scadere dei termini di convalida del trattenimento.
Secondo l’avvocata generale, tali disposizioni «possono incidere o modificare le garanzie procedurali minime previste dal diritto dell’Ue». Già ad aprile era arrivata una prima valutazione favorevole da parte dell’avvocatura generale, che aveva giudicato il protocollo «compatibile» con il diritto europeo, a condizione che fossero pienamente garantiti i diritti individuali e le tutele riconosciute ai migranti nell’ambito del sistema europeo comune di asilo. La sentenza della Corte di giustizia è attesa nei prossimi mesi.










