La trasformazione digitale sta ridisegnando profondamente la gestione dei servizi cimiteriali, ma i recenti provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali hanno tracciato un confine netto tra l’innovazione istituzionale e la mercificazione del lutto. Al centro dell’attenzione vi è il caso dell’applicazione “Aldilapp”, una vicenda che ha portato l’Autorità Privacy a sanzionare numerosi Comuni italiani (tra cui Ancona e Velletri), i rispettivi gestori dei servizi e la società distributrice del software.L’Autorità ha contestato severamente l’utilizzo di “piattaforme ibride”, ovvero ecosistemi digitali in cui coesistono, in modo inscindibile, finalità istituzionali e logiche di mercato. Attraverso questa applicazione, i dati provenienti dall’anagrafe mortuaria comunale venivano trasposti di default online per generare veri e propri “profili digitali” dei defunti, senza prevedere il consenso dei familiari e l’obbligo di registrazione per i cittadini, ledendo i principi di trasparenza e correttezza. Tali profili erano esposti pubblicamente e aperti all’interazione degli utenti, i quali potevano rivendicarne l’amministrazione, accendere ceri virtuali, pubblicare messaggi di cordoglio e acquistare servizi commerciali come la fornitura di fiori o la pulizia della lapide.Indice degli argomenti