Il caso Foxtrot evidenzia l’impiego della criminalità organizzata come strumento proxy per la pressione iraniana in Europa, che si muove tramite reti locali, reclutamenti online, giovani pagati per colpire obiettivi sensibili e l’arruolamento di minorenni

L’arresto di un diciannovenne norvegese nel Regno Unito riporta l’attenzione sul ruolo delle reti criminali europee nelle operazioni attribuite all’Iran. Il caso Foxtrot, conferma la postura operativa di Teheran, che si muove anche attraverso reti criminali, giovani marginali e figure senza appartenenze ideologiche solide, impiegando questi vettori come proxy o come strumenti operativi a basso costo, difficili da intercettare e ancora più difficili da attribuire.

Foxtrot, gruppo criminale svedese finito al centro di nuove attenzioni investigative dopo il processo avviato a Londra contro Johannes Natland, cittadino norvegese di 19 anni accusato di essere arrivato nel Regno Unito per compiere un omicidio su commissione, sembra rientrare all’interno di queste dinamiche.

Secondo la ricostruzione della procura, Natland avrebbe ricevuto indicazioni attraverso canali digitali e sarebbe entrato in contatto con figure operative riconducibili alla rete Foxtrot. Nei messaggi acquisiti dagli investigatori compare un referente, indicato con il nome “Agent 47”, incaricato di coordinare il pagamento e la logistica. La somma promessa sarebbe stata pari a 25mila euro. Ancora, le armi, tra cui una pistola semiautomatica, un revolver e munizioni vere, sarebbero state recuperate in un’area boschiva nei pressi di Manchester.