Oggi è il gran giorno della conferenza stampa di Silvia Salis, quella convocata a Palazzo Tursi con regole d’ingaggio stringenti: massimo due domande a testa e argomenti da comunicare in anticipo allo staff della sindaca. La scusa ufficiale è quella della completezza delle risposte. Il sospetto, legittimo, è che dietro ci sia la volontà di evitare domande a sorpresa. O, peggio, domande scomode. E, così, l’opposizione ha deciso di rispondere con una controconferenza.
I connazionali emigrati sborseranno 2.000 euro l’anno per potersi curare in un ospedale della penisola. Ci può stare dato che non versano qui le tasse. Però è ingiusto che i migranti siano assistiti per ogni cosa.
Gli italiani residenti in un Paese extra Ue dovranno pagare duemila euro l’anno nel caso decidano di tornare per farsi curare in un ospedale della penisola. Invece i clandestini che non dovrebbero soggiornare in Italia e andrebbero espulsi potranno continuare a beneficiare del Servizio sanitario nazionale gratuitamente. È uno dei paradossi dell’accoglienza, conseguenza di quell’articolo 32 della Costituzione che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo, garantendo cure a spese dei contribuenti a chiunque sia ritenuto indigente.









