HomeMassa CarraraCronacaLa montagna e le nuove generazioni. Progetto ’Staffetta rifugio’ con il Cai"Entriamo nel bosco e finalmente inizia la nostra ultima gita di terza media". È con questa frase che molti studenti..."Entriamo nel bosco e finalmente inizia la nostra ultima gita di terza media". È con questa frase che molti studenti...Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguici"Entriamo nel bosco e finalmente inizia la nostra ultima gita di terza media". È con questa frase che molti studenti delle classi terze dell’I.C. Ferrari di Pontremoli, Filattiera e Arpiola hanno affrontato la partecipazione al Progetto Staffetta Rifugio 2026, realizzato grazie alle sezioni Cai di Pontremoli, Bagnone e Filattiera nell’ambito del percorso nazionale Cai Scuola. Un progetto che non è solo un’uscita didattica, ma un vero laboratorio di crescita, dove la montagna diventa spazio educativo. Un tassello del più ampio Progetto Ermes, modello di collaborazione tra scuola, istituzioni e territorio per formare giovani consapevoli e capaci di leggere il mondo che li circonda. Alla domanda su cosa li abbia colpiti di più, i ragazzi non hanno dubbi: l’accoglienza delle guide Cai.

Persone preparate, attente, capaci di trasformare la fatica in un sorriso, di alleggerire le salite con battute e incoraggiamenti, di trasmettere l’amore per la montagna. Li ha sorpresi anche la forza del gruppo, la capacità di sostenersi a vicenda: insieme si va più lontano. E poi, dettaglio non secondario, il cibo del rifugio, "buonissimo, molto più di quanto ci aspettassimo". Il ricordo più forte? Tutto: la camminata, la merenda nel bosco preparata con cura, la notte in rifugio, il risveglio, la colazione condivisa. Ma soprattutto l’aria di familiarità che ha avvolto l’intera esperienza. Un’immagine torna in tutte le testimonianze: i prati di Losanna e una montagna "mozzafiato", così perfetta da sembrare disegnata. La salita più impegnativa è stata quella dei tre "scurtoni", ripidi tagli nel bosco per evitare il sole. Un tratto affrontato seguendo i consigli delle guide: respirare bene, idratarsi, aiutarsi. E poi la notte: addormentarsi non è stato semplice, tra stanchezza ed emozione. Ma anche questo fa parte dell’avventura. Dalle loro parole emerge un apprendimento che va oltre la geografia o l’orientamento: non mollare, anche quando la salita sembra infinita; avere pazienza, perché ogni passo porta più in alto; superare i propri limiti, spesso più mentali che fisici; vivere senza schermi, riscoprendo la profondità delle relazioni. Le guide hanno insegnato loro a leggere le mappe, riconoscere i segni dei sentieri, scoprire le antiche carbonaie, conoscere l’Omino del Sillara e i nomi delle montagne. Un patrimonio di conoscenze che nasce camminando. E’ faticoso, ma ripaga. Perché permette di comunicare davvero, con adulti e compagni ed è un modo perfetto per chiudere il ciclo della scuola media: divertendosi, imparando, crescendo. "Ne è valsa davvero la pena. Rimarrà sempre nel nostro cuore", dicono.