Una Smirnova, madre di Pamela Genini, racconta a Fanpage.it come oltre a far fronte al femmincidio, al vilipendio di cadavere e al furto della testa della figlia debba avere a che fare anche con i “leoni da tastiera” che la insultano dicendole di non essere stata una madre presente e adeguata.
Pamela Genini e la madre Una Smirnova
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"L'ultima cosa che mi disse Pamela è stata ‘Mamma, quando andiamo a fare una gita insieme? Ti aspetto, mamma'. Io le diedi un bacio, poi lei salì in macchina e andò via. Non è mai più tornata", a dirlo a Fanpage.it è Una Smirnova, madre di Pamela Genini, la 29enne uccisa a coltellate nella sua casa di Milano dall'ex fidanzato Gianluca Soncin il 14 ottobre 2025 e la cui salma è stata profanata (cadavere decapitato e testa rubata) nel cimitero di Strozza (Bergamo), caso quest'ultimo per cui è indagato l'amico (e presunto ex fidanzato) Francesco Dolci.
"Pamela è sempre con me, in un certo senso è come se non fosse mai andata via, la sento vicina. A volte entro nella sua camera e guardo le sue cose, tocco le sue scarpe e i suoi vestiti, rivedo i disegni che ha fatto quando era bambina. Era un amore di ragazza, di rara dolcezza. Rispettava tutti e tutti le volevano bene, era difficile vederla arrabbiata. Aveva un debole per gli animali e adorava i bambini", ha raccontato Smirnova, senza mai fermarsi, con una voce segnata da una ferita profonda e al tempo stesso da una tenerezza disarmante nel ricordo di una figlia uccisa e massacrata con oltre 70 coltellate da chi diceva di amarla. Ha parlato con un tono che ha sempre sfiorato la commozione distinto però da una compostezza propria di chi ha la consapevolezza che un dolore sacro e innaturale, come quello della perdita di un figlio, non ha bisogno di essere gridato, dimenato, messo in scena. Una dignità quella di Smirnova che emerge anche dove non te lo aspetti. Mentre da una parte la donna assiste al processo per femminicidio (iniziato il 4 giugno scorso davanti alla Corte di Assise di Milano) dell'uomo che ha ucciso la figlia, Gianluca Soncin, e dall'altra segue le indagini della Procura di Bergamo per la profanazione del cadavere e il furto della testa (non ancora trovata) della figlia, per cui è indagato invece Francesco Dolci, si ritrova con sgomento a dover avere a che fare anche con messaggi "crudeli" che ha ricevuto sui social, senza però mai essere crudele lei stessa nei confronti di questi ‘leoni da tastiera'.







