C’è una data cerchiata in rosso, segnata nelle agende di almeno sette consiglieri regionali calabresi: l’11 giugno 2026. Quel giorno — domani — il Consiglio di Stato decide se riscrivere la composizione di Palazzo Campanella, scardinando un equilibrio che regge dalla notte del 6 ottobre 2025, quando Roberto Occhiuto ha conquistato il suo secondo mandato.La questione, in fondo, è semplice: Noi Moderati ha davvero superato la soglia del 4%? Tutto il resto — i seggi spostati, i nuovi eletti, i nuovi esclusi — dipende da quella risposta.
Duecentocinquantatré voti. Questo è il margine
Il sistema informatico del Ministero dell’Interno ha calcolato la percentuale di Noi Moderati sul totale dei soli voti di lista, fissandola al 4,03% su 759.004 voti complessivi. La soglia del 4% corrispondeva a 30.360 voti. Noi Moderati ne ha ottenuti 30.613: 253 voti di margine, poco più di un seggio in un comune di medie dimensioni.Secondo l’interpretazione opposta — quella dei ricorrenti — la percentuale andrebbe calcolata includendo anche i 34.021 voti di chi ha votato esclusivamente il candidato presidente senza esprimere preferenze di lista. Con questo calcolo, Noi Moderati scende al 3,86%: sotto la soglia, fuori dal consiglio.Con quei 30.613 voti sono stati eletti due consiglieri: Vito Pitaro, 11.995 preferenze nella circoscrizione Centro, e Riccardo Rosa, appena 1.195 preferenze nella circoscrizione Nord, il consigliere eletto con meno voti nella storia dell’assemblea calabrese. Pitaro ha ottenuto il suo seggio attraverso i resti proporzionali del Collegio Unico Regionale. Rosa per via del meccanismo maggioritario: alla coalizione Occhiuto spettava la garanzia del 55% dei seggi, e tra i sei seggi riservati a quel sistema, Noi Moderati — con il 43,64% nell’ordine decrescente delle liste — si è aggiudicata l’ultimo.








