Sempre più piccolo. Come una matrioska. Passano gli anni, oltre quattro ormai, dall’aggressione non provocata all’Ucraina, e rimpicciolisce a vista d’occhio il pluriricercato dalla Corte penale internazionale Putin Vladimir Vladimirovic per il crimine odioso di sequestro e deportazione di centinaia di migliaia di innocenti ucraini. Ben 742.000 solo tra febbraio e dicembre 2022.
Ormai quasi trasparente sullo scenario internazionale. Uno smacco che per lui non potrebbe essere più grande. Fuori dalla Siria, fuori dal Venezuela, fuori dalla Romania, dove sperava di interferire nelle elezioni. Ha perso l’Ungheria, l’Azerbaijan. E ora anche l’Armenia, dove l’europeista Nikol Pashinyan, presidente dal 2018, mantenendo Erevan all’interno dell’orbita dell’Unione europea, ha dimostrato da quale parte della storia vuole stare il suo popolo. Per non parlare dell’Iran, sotto attacco dal presunto amico Trump, che ha dimostrato di non tenere in nessuna cale le reazioni di Mosca. E ora ha perso anche Pyongyang, Putin, dove proprio l’altro giorno il leader cinese Xi Jinping è stato accolto con tutti gli onori da Kim Jong-un, per far vedere al mondo chi è l’unico leader della coalizione degli Stati totalitari.








