Nei momenti difficili bisogna spendere, d’accordo. Ma bisogna farlo bene. E soprattutto occorre ragionare in prospettiva su quello che può accadere alla dinamica dei conti pubblici anche quando ci sarà un altro governo, magari di colore diverso. Perché la Nazione è sempre la stessa. Il rigore è una virtù se è accompagnato da un condiviso senso di responsabilità.

La lettura della relazione della presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, Lilia Cavallari, è densa di messaggi chiari e pragmatici come si richiede a un organismo indipendente. Riconosce al governo di aver tenuto in ordine, nel limite del possibile, il quadro macroeconomico. Migliorato l’avanzo primario (saldo tra entrate e uscite al netto della spesa per interessi) e ottenuto una promozione dalle agenzie di valutazione dell’affidabilità dei debitori. Nonostante questo la traiettoria di rientro del debito, anche per una congiuntura avversa, appare più lenta del previsto e la dinamica della spesa forse richiederà una manovra autunnale di aggiustamento. L’impatto della guerra in Medio Oriente è valutato in tre decimali in meno di crescita quest’anno e quattro il prossimo. Mentre l’inflazione aumenta, rispettivamente di 1,4 e 1,1 punti. Il rapporto tra debito e Prodotto interno lordo (Pil) toccherà quest’anno il 140 per cento.