a

Rubano la targa da un monopattino in sharing, la mettono sul proprio e circolano in città senza avere il timore di essere sanzionati per aver violato le regole del codice della strada. Tanto il contrassegno identificativo è legato al proprietario e, quindi, all’operatore che svolge il servizio per conto di Roma Capitale. Sono questi i nuovi furbetti che provano ad aggirare il sistema voluto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per regolamentare lo sciame indisciplinato di veicoli che metteva a repentaglio la sicurezza di pedoni ed automobilisti. A scoprirli sono state le tre aziende di micromobilità vincitrici del bando del Comune, che in queste settimane, da quando cioè lo scorso 17 maggio è scattato l’obbligo di targhino, hanno registrato un boom di furti di adesivi. Soprattutto nel centro storico, dove le "tavolette" elettriche vengono prese d’assalto per sfrecciare nelle strade e nelle piazze della Capitale.

Non è raro, infatti, imbattersi in monopattini ai quali, come suggerisce la vernice rimossa, i contrassegni siano stati asportati illecitamente. Gli operatori, certo, possono denunciare il furto una volta che ne vengono a conoscenza, ma rintracciare il ladro di targa diventa pressoché impossibile. Le conseguenze sono pesanti: grazie a questo escamotage, i più scaltri possono mettersi alla guida del monopattino e infrangere le regole senza essere pizzicati e pagare sanzioni fino a 400 euro. Secondo la norma, infatti, sebbene il veicolo in sharing sia dell’azienda, i vigili, tramite il sistema di registrazione degli operatori, riescono a risalire agli utenti. Meccanismo che salta se la targa viene messa su un monopattino privato, che non richiede all’utente di inserire dati di riconoscimento prima dell’inizio della corsa. Dott, uno dei tre operatori, parla di un «danno continuo». «Quando il contrassegno viene rovinato o asportato, il monopattino non può più circolare regolarmente e siamo costretti ad avviare le procedure necessarie per ottenere una nuova targa. Questo significa dover intervenire continuamente sui mezzi, con un impatto operativo significativo sulla gestione della flotta», spiegano dall’azienda. Un problema di cui, all’alba dell’entrata in vigore delle nuove regole, il vicepresidente di Dott, Andrea Giaretta, aveva discusso proprio con Il Tempo. «Non mancherà chi vorrà rubarli», aveva affermato, esprimendo dubbi sul materiale scelto per la realizzazione dei targhini.