Fatturato vicino ai 500 milioni di euro con una crescita dei volumi di vendita del 3% (a quota 100 milioni di litri) e un Ebitda che con 21 milioni è quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente. Sono registrati nel 2025 da Salov, gruppo italiano (ha il proprio quartier generale a Lucca) dell’olio d’oliva ma controllato dalla multinazionale Bright Food. Risultati messi a segno nonostante i dazi di Trump e le nuove tensioni sui mercati internazionali legate ai conflitti in Ucraina e nel Medio Oriente.
«Siamo molto contenti del nostro bilancio – commenta l’ad di Salov, Gianmarco Laviola – perché testimonia che a prescindere dalle crisi il made in Italy, se ben gestito, può continuare a dare soddisfazioni».
Salov è un gruppo con una forte propensione ai mercati internazionali, oltre il 70% del giro d’affari dell’azienda è realizzato all’estero con in prima fila gli Stati Uniti. Uno dei due marchi dell’azienda, l’olio Filippo Berio (l’altro è il brand Sagra utilizzato anche per altre categorie merceologiche come l’olio di semi) è commercializzato in più di 70 Paesi. «L’extravergine Filippo Berio – continua Laviola – è inoltre un marchio storico negli Usa dove è registrato fin dal 1867 lo stesso anno in cui fu registrata la Coca Cola. Negli Usa lo scorso anno abbiamo subito una contrazione dei margini a causa dei dazi ma i volumi di vendita si sono consolidati confermandoci la fiducia dei consumatori americani. Dobbiamo continuare a presidiare il mercato statunitense che non è sostituibile nel breve periodo».






