San Francisco, lo scorso gennaio un'auto pubblica a guida autonoma di Waymo è stata utilizzata per fuggire dopo un furto di abbigliamento: com'è possibile che, quasi 6 mesi dopo, il ladro non abbia un volto, nonostante 29 telecamere sul taxi e l'obbligo di registrazione nominativa e carta di credito?

Il primo furto a guida autonoma. Siamo a San Francisco, lo scorso gennaio. Un uomo entra in un palestra Hot 8 Yoga e dopo una manciata di minuti esce con un carico di abbigliamento sportivo trafugato dal negozio interno. La novità del caso arriva al momento della fuga. Ad attendere l'uomo non c'è alcun complice: solo una Jaguar di Waymo, una delle migliaia di robotaxi che instancabilmente percorrono l'area di metropolitana di San Francisco e della Baia. Il ladro nasconde nel bagagliaio del Waymo la refurtiva. Poi il veicolo si mette in moto, diretto alla destinazione indicata dal malvivente. E scompare nel nulla: a quasi sei mesi di distanza, il caso - e questo è l'aspetto più paradossale della vicenda - non è ancora stato risolto.

Nessun arresto e nessuna identificazione, nonostante le auto della società, parte del gruppo Alphabet (ovvero Google), dispongano di ben 29 telecamere all’interno e all'esterno dei mezzi, utili a ricreare una visuale a 360° del veicoli. E nonostante gli utenti che si registrano al servizio necessitino di un account nominale e, ovviamente, di un numero di carta di credito.