Tanta carne al fuoco. E tanti rebus da risolvere in casa Virtus. Dove non c’è fretta – il direttore generale Paolo Ronci si è mosso in anticipo mettendo già le basi della prossima V nera –, ma ci sono delle priorità da rispettare. E l’impressione è che, dopo due stagioni nelle quali si è cercato anche l’asso, da Clyburn a Morgan, ora il club sia più intenzionato a potenziare lo staff tecnico. Che non significa arrivare a tutti i costi a un allenatore di grido, ma affidare le chiavi a un coach che abbia esperienza, personalità e che non guardi troppo alla carta di identità (in entrambi i sensi).
Un pensiero, ricorrente, aveva riguardato Paolo Galbiati, vincitori della Copa del Rey con il Baskonia (dopo aver fatto un risultato analogo in Coppa Italia con Trento e Saliou Niang), ma non se n’è fatto nulla. Resta in piedi la suggestione Sale Djordjevic, che vive a Milano e a Bologna c’è già stato, lasciando il segno.
Forse prematuro parlare di trattative, ma l’identikit di Sale appare perfetto per tanti motivi.
Poi, ovviamente, c’è una squadra da assemblare. Ai confermati Hackett, Diouf, Ferrari, Diarra e Alston Junior, si aggiungeranno Baldasso, Casarin, Sankare, Bello e Kokila. Edwards è proiettato verso lo Zalgiris e nessuno lo fermerà. Difficile insistere con Smailagic che, della celebre solidità serba, ha mostrato poco o nulla. Nessuna conferma per Dos Santos, mentre qualche punto interrogativo – le parti si parleranno – resta su Vildoza e Jallow. Potrebbero andare come restare. Come potrebbe rimanere Morgan, anche se un suo post su Instagram, pareva più una lettera d’amore e di addio.








