Pubblicato il: 10/06/2026 – 7:00
di Paola Suraci
REGGIO CALABRIA C’è un appartamento al civico 8 di via Sbarre Superiori, nel rione Marconi, che Francesco Ventura non varca dal 6 marzo 2013. Gliel’hanno tolto con la forza, in un pomeriggio. Da allora denuncia, scrive, bussa alle porte delle istituzioni. Tredici anni dopo, il 26 maggio, la Squadra Mobile esegue trentuno misure cautelari su richiesta della Dda per traffico di stupefacenti: la piazza di spaccio era proprio lì, nel condominio di via Sbarre Superiori. Ventura aspettava questa conferma da anni. «Ho lanciato l’allarme nel 2016. Nessuno ha voluto raccoglierlo». La famiglia Ventura aveva ottenuto quell’alloggio nel rione Marconi tramite un bando del 2001 riservato alle forze dell’ordine, in virtù del servizio del padre assistente capo della Polizia penitenziaria. Per dieci anni, una vita tranquilla. Poi, attorno al 2011-2012, con l’avvio da parte del Comune della dismissione del patrimonio edilizio popolare, qualcosa cambia. I Ventura partecipano regolarmente al bando, versano mille euro di caparra per acquistare quell’appartamento che è casa loro da un decennio, firmano il contratto e attendono il rogito. Sono in regola, su tutto. Nel frattempo, però, cominciano gli avvertimenti: la cassetta della posta distrutta, la macchina danneggiata, poi una proposta esplicita — lasciare quell’alloggio e trasferirsi altrove. «A mio padre lo hanno avvicinato per convincerlo ad andare a vivere in un alloggio occupato ad Arghillà e lasciare quello del Marconi», a parlare è il figlio Francesco che da anni si batte per avere giustizia e per far capire cosa c’è dietro le occupazioni degli alloggi popolari. Il padre, trent’anni in Polizia e una medaglia d’argento sulle spalle, va a denunciare.











