È un conduttore televisivo tra i più popolari e amati in Italia, il "presentatore cortese" come è stato definito. Ieri Gerry Scotti ha ricevuto il premio internazionale Gerolamo Cardano 2026 giunto alla 38ª edizione, assegnato a una personalità di rilievo che abbia espresso alti contributi al progresso delle scienze umane e sperimentali, delle arti libere e applicate. "La televisione è un mezzo costruttore di un discorso comune – ha detto Dario Mantovani, docente dell’Università di Pavia e del Collège de France di Parigi presidente della commissione del premio istituito nel 1989 dal Rotary Club Pavia, che ha scelto Scotti – e potentemente politico". Alla cerimonia, introdotta dal rettore dell’Università di Pavia Alessandro Reali, è intrvenuto Aldo Grasso. "Gerry Scotti non è più una risorsa Mediaset – ha aggiunto Grasso – è la Risorsa perché la “La ruota della fortuna“ è lui stesso. La presenza televisiva di Scotti si incarna nella quotidianità degli spettatori con cui incarna ritualità condivise". “Dal villaggio di campagna al villaggio globale“ era intitolata la lectio magistralis con la quale il conduttore ha ripercorso i momenti salienti della storia della sua carriera. "Nella Bassa Padana non si usa la parola villaggio – ha detto –. Ci sono i paesini e il mio Camporinaldo era talmente piccolo da essere una frazione di Miradolo Terme. Dalla parte di mio padre erano contadini: fino a 35 anni non ha mai avuto una lira in tasca che non fosse tirata fuori da mio nonno per andare all’osteria. E poi lui all’osteria non andava. L’altro nonno era il panettiere di Camporinaldo. Di fronte a questi 2 Dna potevo prendere solo l’enorme rispetto per la fatica e il lavoro, oltre al rispetto per ciò che il lavoro ti può dare". M.M.