Pavia A Virginio Scotti, in arte Gerry, nato nel 1956 («sul tavolo della cucina») a Camporinaldo, minuscola frazione di Miradolo Terme, oggi – martedì 9 giugno – il Rotary Club Pavia assegna il premio internazionale Cardano 2026, che verrà consegnato nell’aula magna dell’università alle 17.30. «Ho visto i nomi di quelli che mi hanno preceduto e ammetto di sentirmi un po’ in imbarazzo – commenta al telefono Gerry Scotti, tra i più popolari presentatori della televisione italiana –. Anche se è pur vero che da quarantaquattro anni entro nelle case degli italiani e faccio il badante virtuale di tutta le famiglie, dai bambini ai nonni. E questa è la cosa che mi fa più piacere». In trasmissione non perde occasione per citare le sue origini pavesi, è successo anche in questi giorni alla Ruota delle fortuna.«Ne parlerò anche a Pavia in Università, perché tornare nella mia città o perlomeno nella mia provincia implica dover rievocare i momenti più belli dell’infanzia e della gioventù. Me l’avrete già sentito dire tante volte ma l’essere nato in provincia è stata la fortuna della mia vita. Avere origini semplici ha fatto in modo che nel mio percorso tutto accadesse come in un magnifico realizzarsi di sogni inaspettati e insperati. Io guardo ancora il mondo e le cose che mi succedono con la curiosità di quando ero un ragazzino all’oratorio del paese». Quando vedeva le trasmissioni in bianco nero al bar della Greca?«Si, che ricordi! La Greca aveva una vetrina nella piazza di Camporinaldo, la prima guardando la chiesa sulla destra. Quando si andava a vedere la televisione con la famiglia, mio papà ordinava un chinotto con due cannucce, per me e per la mamma, ma poi lei me lo lasciava bere tutto. La Greca poi era famosa perché faceva il gelato a un solo gusto, il fior di latte. E non posso non ricordare anche che aveva l’unico telefono pubblico del paese, quindi quando ti venivano a chiamare a casa dal bar era perché qualcuno ti cercava, solitamente per una brutta notizia». Nel libro “Cosa vi siete persi” c’è tutta la nostalgia per quei tempi.«Era una vita semplice, ma stavamo bene. Oggi le frazioni e i piccoli paesi si spopolano purtroppo. Anche nella “mia” Bassa. Ecco perché ho voluto fermare i ricordi e trasmetterli ai miei nipoti». A Milano, dove suo padre lavorava nelle rotative del Corriere della Sera, vi siete trasferiti presto.«Sì, ho fatto tutto il ciclo scolastico lì, dall’asilo all’Università. Abitavamo in piazza Corvetto e tornavamo a Camporinaldo in estate». A Milano, prima di lavorare con successo in radio, ha trascorso anche un periodo in fabbrica.«In una fabbrica che produceva guarnizioni per le principali marche di televisori dietro a viale Zara. Ce n’erano diverse in città». Un segno del destino?«Diciamo che ho cominciato guardando “da dietro” la tv, poi improvvisamente mi sono accorto che forse veniva meglio dal davanti». Gira una battuta che Silvio Berlusconi avrebbe fatto quando Claudio Cecchetto la presentò per Deejay television. È vera?«Verissima. Disse guardandoci entrambi: “Ma questo qui è troppo normale, sembra il mio ragioniere della Brianza”. Però l’ha detto per farsi sentire anche da me, per cui era insieme un’osservazione sulla mia normalità, ma anche uno stimolo a dire “vediamo se questo qui, con sta faccia così, riesce a combinare qualcosa”». Direi che ci è riuscito.«Trent’anni dopo mi ha confessato che quando mi vedeva in televisione si sentiva a casa». Mediaset è un po’ anche casa sua ormai. Si è sempre messo a disposizione, da Striscia la notizia a Chi vuol essere milionario. Non ha mai pensato di cambiare?«Mi è capitato così. Forse un po’ per pigrizia mentale ma anche per il fatto che mi hanno sempre trattato bene. Non abbiamo mai avuto modo, non dico di litigare, ma manco di discutere. Ho un rapporto bellissimo con il mio editore Pier Silvio Berlusconi. Da anni mi dice “tu scrivi su un pezzo di carta quello che vuoi fare e quanti soldi vuoi e io lo firmo”». Come ci si sente a essere un’icona nazional popolare in tv e ad avere un milione di follower su Tik Tok?«Ogni tanto, dal basso di quella mia semplicità di cui parlavo prima, ancora un po’ faccio fatica. Invece le manifestazioni più spontanee, come le signore che mi abbracciano facendo la spesa, i bambini che vengono lì e vogliono un bacio o gli anziani che mi dicono “grazie che mi fa compagnia alla sera”, mi riempiono veramente il cuore. Penso che la vera grande lettura del successo stia non in quanta gente ti riconosce per strada, ma in quanti, tra quelli che ti riconosco, ti vogliono bene. E io sento che il mio indice lì è più alto dell’auditel». A chi si sente più affine: Mike Bongiorno, Corrado o Raimondo Vianello?«Non vorrei dare una risposta altezzosa né mancare di rispetto perché per me sono stati dei padri. Avrei voluto rubare una cosa a ciascuno di loro e forse, a modo mio, ci sono riuscito. Sono una specie di Frankenstein di questi tre personaggi, ma mi sento soprattutto Gerry Scotti». Ha festeggiato i sessant’anni con un giro negli Stati Uniti. Cosa farà in agosto per i settanta?«Ancora non lo so, avevo in mente di fare un altro giro in moto in America ma questo imprevisto di andare avanti tutto l’anno con “La ruota della fortuna” mi ha un po’ bucato le gomme». Avrà più tempo per fare il nonno.«Se riuscirò a ritagliare del tempo per mio figlio Edoardo e i miei nipotini sarà per me uno dei compleanni più belli della vita». Ha ancora casa a Pavia?«Purtroppo no. C’è stato un momento, anni fa, in cui avevo comprato una casa davanti al teatro Fraschini senza mai andare ad abitarci perché poi mio figlio mordeva il freno. Dalla campagna voleva rientrare a Milano, lo capisco aveva 16 anni». Invece in Oltrepò produce ancora il vino?«Con i vini è un periodo difficile per tutti. Come si diceva a scuola ai genitori che andavano a colloquio dai professori: “Se si impegnasse un po’ di più potrebbe prendere dei voti un po’ più alti”. Ecco lo dico ogni volta anche per l’Oltrepò Pavese, fanno tutti finta di sentirmi ma non sempre mi ascoltano. Ci vuole un accordo tra tutti i produttori e un impegno maggiore nel promuovere i vini». Nei giorni scorsi ha lanciato una proposta al collega della Rai Stefano De Martino per accorciare i vostri programmi nel prime time.«Si e lui è d’accordo con me sin dall’inizio, sono i nostri rispettivi dirigenti, di Mediaset e della Rai, che non ci sentono. Noi due invece pensiamo che per la prossima stagione i nostri programmi debbano accorciare la durata per favorire un inizio più puntuale della prima serata. Per molti spettatori si fa troppo tardi la sera. In estate si nota meno, le giornate sono più lunghe e c’è un orario quasi spagnolo, ma in inverno pesa. Sono fiducioso che prima o poi ci daranno ascolto. Non è facile perché, ad esempio, lunedì sera contro la partita della Nazionale abbiamo fatto il 30% di share. Non è semplice chiedere al mio editore di non fare la raccolta pubblicitaria in nome di un armistizio tra reti. Però credo che sedendosi seriamente a un tavolo delle trattative un orario comune potrebbero trovarlo».