Nel braccio di ferro tra Euronext e Cdp il nocciolo della contesa resta il ruolo strategico dello Stato italiano nella tutela degli interessi economici nazionali e l"importanza del futuro di Borsa Italiana per il sistema Paese.

Lo ha spiegato a MF-Milano Finanza il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S e responsabile della Politica Economica e Fiscale del Movimento, commentando l"esclusiva di questo giornale sui contenuti dei patti parasociali tra Italia e Francia che regolano la governance di Palazzo Mezzanotte.Tutto è iniziato quando «durante il governo Conte-2 abbiamo deciso di affrontare l"evoluzione verso borse paneuropee prevedendo un presidio di Stato, prima assente».

Borsa Italiana era allora controllata totalmente dal London Stock Exchange (Lse).

Dunque, sottolinea Turco, «era in mani estere, al di là della presenza nel capitale di qualche banca italiana».

Con l"offerta di Euronext, invece, «noi abbiamo messo in campo il presidio di Cassa Depositi e Prestiti, che oggi ha un 8%, esattamente come l"omologa francese Cdc, nella holding che controlla Borsa Italiana».I governi successivi «avrebbero dovuto seguire con massimo scrupolo la declinazione di questo presidio» e in particolare, ha aggiunto Turco - al di là della questione giudiziaria «che farà il suo corso» - un esecutivo «davvero patriottico, con una postura veramente orientata alla tutela degli interessi delle aziende italiane, dovrebbe far valere in ogni sede, anche extra giudiziaria, le sue prerogative».