Triathlon.10 giugno 2026 alle 00:28
Ad Alghero in 2300 hanno corso domenica un Ironman sulla mezza distanza. A Roma, invece, Paolo Atzeni è come se avesse vinto su una doppia distanza. I sospetti di doping sono stati cancellati anche dalla sentenza in appello con cui l’atleta è stato assolto dalle proprie presunte responsabilità.
La vicenda
Atzeni, triatleta age group del Triathlon Cagliari, era stato trovato positivo dopo aver preso un antidolorifico (contenente Betametasone, una sostanza vietata dalle norme antidoping) in occasione del Challenge Forte Village dello scorso ottobre e sospeso in via cautelare. L’atleta aveva sostenuto di aver preso una pastiglia di Bentelan prescritta per un’infiammazione al tendine d’Achille dopo la gara, essendo la convocazione al controllo antidoping, arrivata in ritardo. L’assunzione non doveva essere considerata “in competizione”. Il 19 febbraio scorso, il Tribunale Nazionale Antidoping aveva accolto la tesi, supportata da testimonianze e prove. La Procura Nazionale Antidoping si era appellata.
Il 26 maggio scorso si è svolta l’udienza di appello e lunedì la Corte Nazionale di Appello Antidoping ha annunciato la decisione di rigettare il ricorso. Atzeni, Cagliari difeso dagli avvocati Alessio Dessì e Gian Marco Delunas di Cagliari e Guido Rossi di Campobasso, è stato ritenuto non responsabile dell’illecito, mentre sono state ribadite le irregolarità nel controllo. «È stata una maratona giudiziaria lunga oltre sette mesi», dice Rossi, sottolineando la «sonora sconfitta per l’impostazione accusatoria sostenuta dalla Procura Nazionale Antidoping». E aggiungendo: «La lotta al doping resta uno strumento indispensabile per la tutela dello sport pulito, ma un sistema antidoping efficace deve essere anche rigorosamente garantista. La Corte ha riconosciuto che il controllo rientrava formalmente nel periodo “in competizione”, ma ha affermato un principio destinato a pesare anche in futuro: quando le procedure antidoping vengono violate in modo significativo, spetta all’autorità antidoping dimostrare che tali errori non abbiano influito sull’esito della positività. Nel caso Atzeni questa prova non è stata fornita». (






