Matteo Salvini l’ha sempre fatta facile. Anche di fronte a bocciature della Corte dei conti e lettere di allarme provenienti dalla Commissione europea ha tirato dritto e assicurato che ogni problema si sarebbe risolto. Questa volta, però, l’inchiesta che ipotizza casi di corruzione attorno alla grande opera e sulla quale il leader leghista ha deciso di mettere la faccia da quando è entrato al ministero delle infrastrutture potrebbe davvero far saltare il progetto.

C’È IL PIANO giudiziario, che ha i suoi tempi e alimenta speculazioni. Ma c’è anche il gioco politico che presenta più di una complicazione. Anche perché i tre protagonisti dell’inchiesta della procura di Roma (l’ex dirigente leghista nominato nel consiglio d’amministrazione della società Stretto di Messina, l’imprenditore e l’ex presidente della Corte dei conti) rappresentano i diversi livelli sul quale si gioca la partita. Per ognuno di essi emergono grane politiche, nodi da sciogliere e dubbi in capo al governo. Da quello che si apprende, il ministero di Salvini era pronto a raccogliere le carte per riprovarci: presentare ancora una volta la delibera per passare alla fase attuativa del ponte. Quel fascicolo sarebbe arrivato sulle scrivanie del Cipess entro l’estate. A quel punto l’organismo interministeriale che valuta la programmazione delle politiche pubbliche dovrebbe riunirsi entro un mese per poi passare tutto, ancora una volta, all’esame della Corte dei conti.