Le telecamere di sorveglianza dell’abitazione di Luciana Esposito, giornalista sotto scorta, hanno ripreso due persone che si aggiravano nel giardino; sono in corso indagini dei carabinieri.
Luciana Esposito e un frame del video delle telecamere di sorveglianza
Un "semplice" sopralluogo per preparare un furto, forse qualcosa di più drammatico. Sono in corso le indagini, e non si esclude al momento nessuna ipotesi, per quello che è accaduto alcune sere fa nel giardino adiacente all'abitazione di Luciana Esposito, sotto scorta per le minacce della camorra: due persone sono state riprese dalle telecamere mentre passeggiavano tra gli alberi, a piedi nudi e a volto scoperto e senza attrezzi da scasso visibili. La giornalista ha raccontato l'accaduto in un video, pubblicando anche le immagini della videosorveglianza che mostrano la coppia che si aggira nel giardino.
"Ho scelto di rendere pubbliche le immagini – dice Luciana Esposito – perché non on posso e non devo restare in silenzio.Invito tutte le persone che mi in questi anni mi hanno chiesto: cosa posso fare per supportarti?In questo momento la risposta è aiutarmi a divulgare questo video, affinché non ci siano altre violazioni di domicilio con un epilogo ben più drammatico". L'episodio, naturalmente, è stato immediatamente denunciato ai carabinieri, che hanno avviato accertamenti per identificare le due persone e, soprattutto, capire per quale motivo fossero lì. Luciana Esposito, sesta giornalista campana e unica napoletana sotto protezione, ha la scorta dal maggio 2025. La decisione del ministero dell'Interno è arrivata a seguito delle minacce da parte di diversi gruppi criminali di Napoli Est. Nel gennaio dello stesso anno aveva denunciato nuove minacce da parte di Vincenzo Sarno, che all'epoca non era stato ancora arrestato nell'ambito dell'inchiesta della Guardia di Finanza di Firenze che ha riportato in manette diversi suoi parenti, tra cui Ciro Sarno ‘o Sindaco; successivamente ha subìto il furto dell'automobile, poi rivendicato da personaggi che sarebbero legati al clan De Micco e che avevano lasciato intendere che si fosse trattato di una intimidazione per il suo lavoro.








