Da figli adulti a figli di genitori che invecchiano: se la vita ce lo concede, ci troviamo a fare i conti con un passaggio che cambia profondamente le dinamiche della nostra relazione. Dal ricevere cura e sostegno, infatti, siamo chiamati a offrirne a nostra volta. Un cambio di paradigma ci coinvolge a più livelli, non solo organizzativo e finanziario, ma anche emotivo, perché siamo chiamati a prendere atto delle loro fragilità, dei cerchi non chiusi. Per tutte queste ragioni, l’invecchiamento dei genitori può fare emergere sensazioni forti e contrastanti: dentro di noi, infatti, si mischiano emozioni come la rabbia e l’impazienza, il senso di responsabilità e l’affetto, ma anche la voce della razionalità che cerca di guidarci nelle parole e nelle scelte.

Esiste una prospettiva ‘giusta’ per guardare a questo passaggio senza farci travolgere?

“Quando parliamo dei nostri genitori e non dei genitori altrui, ragioniamo come figli - risponde la dottoressa Valentina Carta, psicologa e caregiver -. Ma con il loro invecchiamento, dovremmo cercare di pensare a loro come a degli adulti a sé, distaccarci un attimo, toglierci dall’equazione, dal ruolo di figli”. Insomma, dovremmo fare un passo indietro e considerare la situazione “a freddo”, nel suo insieme.