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Antonella Baccaro e Renato Franco

Il conduttore di «Ore 14» in procinto di passare a Cologno Monzese

Milo Infante guarda la strada per Mediaset. E che il conduttore fosse tentato dal lasciare la Rai in fondo lo aveva anticipato lui stesso congedandosi dal suo pubblico nell’ultima puntata di Ore 14: «Io amo molto i libri di Stephen King e c’è una frase che mi ha sempre accompagnato: “Ci sono altri mondi al di fuori di questo”. E quindi vedremo, vedremo quello che sarà». Gli altri mondi hanno le sembianze di Cologno Monzese perché il rapporto con viale Mazzini nell’ultimo anno si sarebbe sfilacciato fino a rompersi. Promesse non mantenute, richieste non prese in considerazione, un clima di scarsa fiducia nonostante il suo programma avesse ottimi ascolti, non solo nella fascia pomeridiana, ma anche in prima serata dove aveva raggiunto risultati analoghi (intorno al 10%), numeri che Rai2 al giovedì sera non vedeva da anni, avendo inanellato una serie di flop colossali.

Malumori che martedì la Rai, nella persona del direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini, ha provato a far rientrare, confermando massima fiducia al conduttore, che comunque è titolare di una striscia quotidiana e di una prima serata. Infatti la controfferta del servizio pubblico, su cui, secondo fonti Rai, Infante si sarebbe ancora riservato di rispondere entro mercoledì, non prevederebbe nuovi spazi in palinsesto. E nemmeno una promozione a direttore, cui il conduttore, secondo fonti Rai, avrebbe aspirato: nell’azienda pubblica vale la regola che chi è molto impegnato in video non può assumere anche una direzione. Dunque la controproposta sarebbe stata essenzialmente economica ma nessun contratto come quello di Monica Maggioni per superare il tetto dei 240 mila euro, come si è vociferato. In Rai si spiega che simili contratti vengono offerti a giornalisti in via di pensionamento, come Riccardo Iacona o Federica Sciarelli, per trattenerli sulle proprie reti. E Infante neppure avrebbe avanzato tale proposta. La Rai invece gli avrebbe offerto di portare la sua retribuzione fissa a 240 mila euro, potendo cosi aggiungere una parte variabile.