Da pochissimo è stato annunciato l'equipaggio della missione Artemis III, che comprenderà l'italiano Luca Parmitano, che condurrà dei test in orbita bassa terrestre (LEO) dedicati ai lander lunari. Come sappiamo l'obiettivo è quello di stabilire una presenza lunga a duratura sulla Luna grazie a una base lunare permanente, in risposta alla ILRS (International Lunar Research Station) della Cina.

Per prepararsi alle future missioni sulla superficie lunare, a partire da Artemis IV (nel 2028), gli ingegneri stanno cercando soluzioni ai problemi già riscontrati durante il programma Apollo. In particolare ci si è concentrati su un'insidia silenziosa: non si tratta di suolo nel senso tradizionale del termine, ma della regolite lunare. Questa è una polvere finissima, tagliente e letale, composta da frammenti di roccia e vetro che corrode guarnizioni, danneggia sigillature e fluttua in un ambiente privo di aria, bombardato da radiazioni e sbalzi di temperatura capaci di deformare l'acciaio.

L'esplorazione della Luna parte dalla Terra

La Texas A&M University sta però pensando alla regolite lunare come materia prima con cui edificare i primi insediamenti permanenti sulla Luna. Il punto di partenza è sostanzialmente economico. Trasportare materiali dalla Terra alla Luna costa tra un milione e un milione e trecentomila dollari per chilogrammo, una cifra che rende impensabile qualsiasi progetto di colonizzazione basato esclusivamente su risorse terrestri.