Più che una guida, "The Disenchantment of Lisbon" - Il disincanto di Lisbona - è un'anti-guida che nasce dall'esasperazione di chi vede la propria città "trasformata in un set per Instagram a spese di chi ci viveva". O se vogliamo, è la prima guida che affronta l'overtourism in modo analitico, con lo stesso approccio di un anatomopatologo urbano che esegue un'autopsia su una capitale che - nel caso di Lisbona - "ha smesso di appartenere ai propri residenti per diventare un conto bancario ad alto rendimento per la ricchezza offshore". O ancora, un anti-itinerario che ha per colonna sonora il rumore generato insistentemente dalle ruote delle valigie che strisciano sulle strade. Attenzione, però: questo libro, per ora disponibile solo in lingua inglese, non è soltanto una testimonianza e una denuncia su come il Dna di Lisbona stia velocemente scomparendo: è anche un atto di resistenza intellettuale, una luce autentica che continua a brillare tra quelle artificiali delle insegne dei gift-shop.

Autentica è la password del Wi-Fi L'autore si cela dietro lo pseudonimo di Alfredo Isaìas ed è presentato nelle note iniziali come "un pedone professionista, più che scrittore; un osservatore impassibile della collisione al rallentatore della città con la sua stessa brochure pubblicitaria". Una voce che è il fantasma composto "dalla zia che stende ancora il bucato sul balcone di un boutique hotel e del visitatore che si è appena reso conto che «autentico» ormai non è altro che la password del Wi-Fi". E', in conclusione, la voce del lisboneta "che si rifiuta di essere trasformato in un consumatore". Il volume è pubblicato da Inchas Editora, una sigla indipendente di Lisbona, in collaborazione con l'agenzia We Hate Tourism Tours. Vale la pena di spendere qualche riga su quest'ultima agenzia. E’ nata nel 2009/10 da un'idea di Bruno Gomes, un giornalista rimasto senza lavoro, travolto dalla crisi globale finanziaria del 2008, e propone tour ed esperienze alternative, particolari, per pochi e a margine del turismo di massa, prevalentemente nei quartieri esterni al mainstream: dunque visite più vere per conoscere la capitale lusitana, ma anche altre città. Itinerari alternativi percorsi su van Volkswagen o vecchie jeep, che hanno come Ciceroni intellettuali, ma anche studenti, infermieri o impiegati che si trasformano in voci narranti magari per un giorno, una notte. "Ambasciatori non ufficiali della città che offrono la conoscenza di una prospettiva locale "non mediata", più genuina, spiega una nota nel libro.