Sofia lascia un racconto esemplare e una collezione di domande cui solo in parte si potrà rispondere e con l'ausilio del tempo. I suoi occhi e i suoi vent'anni spenti improvvisamente sono una responsabilità per chi resta. Nella chiesa di Santa Teresa alla Kalsa, luogo di radici storiche e complesse della città, dirle addio è stato difficile e magnifico al tempo stesso. Lo strappo da tanta bellezza e da tanti talenti è negli sguardi della madre Silvana Venezia, del padre Francesco Barillà e del fratello Federico.Quanto affetto attorno a questa famiglia sorpresa nella sua quiete da un lutto così ingiusto. La chiesa piena piena: i compagni di classe, di tutto il liceo Garibaldi, gli insegnanti, i colleghi di università, di Erasmus, di sport, e passioni. I genitori stretti in un abbraccio continuo. Da Castelvetrano, dove è nata mamma Silvana, sono arrivati a centinaia. Anche per abbracciare nonna Maria, novantenne, seduta davanti al feretro circondato da cuscini e semplici mazzi di fiori, mantiene un incredibile contegno ma poi sussurra: «L'abbiamo perduta». Siciliani vecchia maniera, pieni di dignità, gente che ha studiato per arrivare dove è arrivata. La mentalità è quella: si fatica sui libri, si va avanti e si lavora per realizzare obiettivi e sogni. Sofia lo sapeva, era ben skillata da brava millennial, perché dalle nostre parti le abilità non bastano mai. Bellissima e giocosa, appassionata di moda, lettrice accanita, pittrice, la musica ad accompagnarla sempre, aveva anche fatto la modella ma lo stampo era quello: ci si forma sui libri e ci si alimenta di curiosità.La raccontano così i ragazzi della quinta B del liceo Garibaldi: Irene Meli, Giulia Girgenti dicono che portasse con sé luce in tutte le circostanze, in classe, in gita, nelle uscite serali. Prendono la parola, e non lasciano indifferenti, i cugini Leonardo Moceri e Barbara Barillà. Va a braccio padre Giuseppe Di Giovanni. È stato a casa Barillà. «Prendiamo esempio da Sofia, ha amato questi luoghi, la Kalsa, l'Oratorio dei Bianchi e ne ha portato i sentimenti di accoglienza nel mondo». Poi aggiunge, rivolgendosi ai tanti ragazzi fra le navate: «Riscriviamo la città insieme con le vostre energie».Ad ascoltare ogni parola dall'inizio della funzione, Renato Schifani. Il presidente ha prima abbracciato i genitori e i familiari di Sofia e poi ha preso posto fra di loro in seconda fila. Li aveva chiamati a Caldas da Rainha, in preda al dolore e alla confusione. La Regione ha garantito l'intervento che ha sbloccato il rientro della salma. Un gesto che serve ad accorciare le distanze al tempo di una politica che ispira meno fiducia, con le sue crepe e il malcostume dilagante. Il sindaco, Roberto Lagalla, si è avvicinato un po’ dopo. Ha faticato anche lui a trattenere le lacrime nell'abbraccio a due genitori in cerca di risposte. La rettrice del Politecnico di Milano, l’Università che Sofia aveva scelto, la ricorda in un messaggio: «Sorriso e determinazione sono nella traccia che è riuscita a lasciare qui da noi», dice Donatella Sciuto.Se ne va una studentessa spinta da curiosità ma forse anche dalla consapevolezza degli spazi angusti per l'eccellenza, a queste latitudini. Il corollario di un dramma che può appartenere a tutti in questo tempo di scandali, parentopoli e nepotismi. Il tempo che torna a obbligare i nostri ragazzi a brillare altrove, lontano dagli occhi di genitori che restano a patire e a rischiare di non esserci in quell'attimo in cui irrompe una morte repentina e inspiegabile. Fa male anche se un'ischemia cardiaca è una fatalità. È il mistero delle morti improvvise che portano via sempre più giovani. Tanti ricordi. Eliana Liotta - giornalista e scrittrice a Milano, con radici in città - racconta della Sofia degli ultimi mesi: «Prima di partire per il Portogallo è stata a casa con i miei figli Lavinia e Leandro. Feste, peluche, confidenze e spasimanti respinti, era una gioia averla».I genitori hanno accompagnato Sofia fuori dalla chiesa fra gli applausi e al suono di Fine Line, una delle più belle canzoni di Harry Styles. Le piaceva tanto. «Saremo una linea sottile», dice il testo. Sofia ha lasciato il segno e non vuole essere dimenticata.
Palermo, Sofia ora è una linea sottile: l’addio con la sua canzone
A Santa Teresa i funerali della ventenne stroncata da un’ischemia cardiaca mentre era in Erasmus in Portogallo. «Ha amato la Kalsa e ne ha portato l’accoglienza nel mondo»






