Padre mafiosetto di quartiere, madre tossicodipendente, lui che da bambino vede il wrestling e sogna di salire sul ring: pare che Bruce Gilden (New York, 1946) stia inseguendo le sue origini da tutta la vita, perché la maggior parte dei personaggi delle sue fotografie sembrano proprio pugili suonati, mezzi tossici e poco raccomandabili.La mostra “A Closer Look”, allestita al Museo di Santa Giulia e curata da Denis Curti, parte dal bianco e nero degli esordi, quando Gilden percorreva le strade di New York e sembrava interessato soprattutto alla città, alle sue comunità. Le fotografie hanno ancora il respiro del racconto urbano, tra caos e movimento. Poi, all'improvviso, tutto cambia. Arriva il colore e arriva soprattutto il flash sparato in faccia ai soggetti, la firma che lo ha reso riconoscibile in tutto il mondo, strumento che gli permette di esaltare i sentimenti della società contemporanea, tra energia, stress e quotidiana disperazione: «All'inizio fotografavo il battito del cuore della città, ora fotografo il battito del cuore dell'individuo», dice. E infatti ogni volto esposto sembra una maschera, una faccia scolpita nella luce e dalla vita, deformata dall'esistenza. I suoi soggetti hanno sempre qualcosa di mostruoso, di profondamente dark, persino quando esplodono in colori accesi e quasi pop. Eppure non sono mostri nel senso classico del termine, ma persone che il mondo ha consumato lentamente, come il vento consuma una montagna. Volti attraversati dal tempo, dalla povertà, dalla rabbia, dall'alcol, dalla solitudine. Gilden li fotografa da pochi centimetri di distanza, come se volesse compiere un'anatomia più che una fotografia.Il percorso si conclude alla Pinacoteca Tosio Martinengo, dove Gilden si confronta con l'assenza di due capolavori di Raffaello che normalmente abitano quelle sale e attualmente sono in prestito altrove. Un dittico realizzato per l'occasione che sembra chiedere che volto avrebbero oggi un angelo e un redentore. A giudicare dalle fotografie di Bruce Gilden, probabilmente avrebbero la faccia stanca di qualcuno incontrato per strada.