Antisemitismo e islamofobia sono due gemelli velenosi che crescono insieme. E che dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 stanno toccando livelli sempre più preoccupanti in tutto il mondo. Per restare in Italia, a fine maggio è stato arrestato un dodicenne che si proponeva di «uccidere tre musulmani della mia classe e un altro immigrato musulmano», e negli stessi giorni la presidente dell’Unione comunità ebraiche italiane, Livia Ottolenghi, ha denunciato «un incremento del 400 per cento degli atti di antisemitismo certificati rispetto al 2022». Fa effetto quindi trovarsi davanti, in un ciclo di affreschi che è stato definito “la Cappella Sistina del Medioevo romano”, una dimostrazione di come quei due mostri siano cresciuti insieme, verosimilmente alimentati dalla diffidenza verso le civiltà orientali da parte del cristianesimo, che pure ha le sue radici in quello che oggi chiamiamo Medio Oriente. Sulle pareti dell’Aula Gotica della Basilica dei Santi Quattro Coronati, in un ciclo del XIII secolo riportato alla luce poco più di dieci anni fa, le immagini auliche delle Virtù incombono sui Vizi Capitali: e qui si incontrano fianco a fianco islamofobia (la Lussuria nei panni di Maometto il poligamo) e antisemitismo (l’Avarizia personificata dalla caricatura di un usuraio ebreo). La condanna delle religioni “false” continua sulla parete dedicata alla grande figura del dio Mitra che uccide un toro: e qui c’è una citazione inattesa, che non può essere una coincidenza. Perché al piano terra dello stesso edificio, in quegli stessi anni veniva affrescato l’Oratorio di San Silvestro. E nella scena di uno dei miracoli del Santo, che resuscita un toro sacrificato da un sacerdote ebreo, ci troviamo davanti a un’immagine molto simile a quella del sacrificio del dio Mitra. È evidente la sovrapposizione dell’ebraismo al mitraismo, che era una religione molto diffusa e influente nella Roma dei primi secoli dell’era cristiana. Una similitudine che, quando il cristianesimo diventa religione dominante, lega entrambi nella stessa condanna. E pensare che pochi secoli prima, grosso modo tra il Terzo e il Settimo (e quindi fino alla nascita dell’islam), la vita religiosa della Tarda antichità era caratterizzata da un sincretismo fiducioso: pagani, ebrei e cristiani condividevano quello che Michael L. Satlov, famoso storico delle religioni, ha definito “Un mondo incantato”. Lo racconta nei dettagli un saggio affascinante appena uscito da Bollati Boringhieri. Un volume che si apre e si chiude con il ricordo accorato delle vittime dell’eccidio del 7 ottobre 2023. E che avrebbe meritato di essere pubblicato in un periodo diverso da quello che vede il mondo attonito davanti al massacro degli innocenti di Gaza e del Libano.
Antisemitismo e islamofobia gemelli avvelenati: il racconto nel ciclo di affreschi del Duecento
La cronaca mostra che l'odio per gli ebrei e quello per i musulmani aumentano in parallelo. Ma il legame tossico è iniziato molti secoli fa






