«Ancora prima di diventare presidente, Abraham Lincoln pronuncia una frase profetica sul futuro del Paese: “vivremo in eterno o moriremo per suicidio», dice al telefono Ken Burns, commentando gli ultimi atti di violenza. Documentarista e storico tra i più stimati, con i suoi lavori sulla Guerra Civile, sul Vietnam e anche sul baseball, Burns ha plasmato il modo in cui interpretare la storia americana condivisa. Nella sua ultima fatica - “The American Revolution”, una serie in sei parti prodotta da PBS – l’autore racconta la nascita degli Stati Uniti, nella convinzione che la Storia ci possa insegnare tanto del momento che stiamo vivendo. “Una delle cose importanti da comprendere riguardo alla Rivoluzione Americana è che all'epoca eravamo molto più divisi di quanto non lo siamo oggi. C’è la tendenza a vederla in modo modo edulcorato, riducendola a una questione di uomini a Philadelphia intenti a concepire grandi idee — il che è importante, certo — ma si tratta, in realtà, di una rivoluzione sanguinosa, una guerra civile in cui americani uccidono altri americani”. Tornare all’origine degli Stati Uniti può aiutarci a comprendere la violenza attuale?«Nei momenti di crisi, qual è la prima cosa che ti dice un professionista? Torna alla storia delle tue origini, ai tuoi genitori, a come sei cresciuto. Andare alla nascita degli Usa significa comprendere il vero significato della nostra democrazia, ciò che è accaduto realmente, non solo gli aspetti superficiali e sentimentali, ma i problemi complessi e profondamente radicati che esistevano allora ed esistono ancora oggi nella storia di tutti i popoli. C'è un momento, alla fine del film, in cui i Padri Fondatori stanno redigendo la Costituzione e cercano di elaborare un sistema di difesa contro un autocrate. Hamilton è preoccupato e dice: «E se qualcuno dovesse montare il cavallo della popolarità e seminare il caos? Nessuno è al di sopra della legge». I Padri Fondatori avevano messo in conto che potesse arrivare un uomo con tendenze autocratiche. Non sarebbero sconvolti nel vedere Trump. «Jefferson dice che “ogni esperienza dimostra che il genere umano è più propenso a soffrire finché i mali sono sopportabili». Significa che la legge umana impone la sofferenza e che la Rivoluzione Americana sta compiendo, per la prima volta nella storia, l'impresa di creare un luogo in cui è possibile riporre fiducia nella capacità delle persone di autogovernarsi, pur con tutte le preoccupazioni che comporta, anche quella dell’arrivo di un autocrate. Che cosa li disturberebbe del momento attuale?«Il fatto che il loro articolo fondamentale — l'Articolo I, dedicato al potere legislativo — abbia ceduto gran parte del proprio potere all'esecutivo, un esecutivo che essi concepivano come un gestore, incaricato di attuare la volontà del popolo. E penso che sarebbero delusi nel constatare come la Corte Suprema si sia politicizzata». Cosa penserebbero del tentativo di limitare i diritti delle minoranze?«Ciò che fanno tutti i movimenti reazionari è cercare di tornare indietro per razionalizzare e giustificare il potere di un gruppo particolare, a esclusione di tutti gli altri. Quando Thomas Jefferson scrive “riteniamo che queste verità siano di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali», intende tutti gli uomini bianchi proprietari di beni. Ma il fatto stesso che pronunci quelle parole significava che una disputa tra cittadini britannici si è trasformata in una disputa sui diritti naturali e sulle leggi naturali. La porta è ormai aperta. Il tentativo di fare marcia indietro su questo principio esiste in tutta la storia mondiale e se non si possiede una prospettiva storica, ci si sente davvero — e questo rientra anche negli interessi degli autoritari — impotenti. La Storia ci insegna che non siamo affatto impotenti e che esistono innumerevoli modi per continuare a esercitare i principi democratici. È semplicemente più difficile. In questo momento siamo distratti. Ed è nell'interesse degli autoritari tenere i cittadini male informati, disinformati, in balia di superstizioni e teorie cospiratorie. E sfiniti». Parlando di politicizzazione: anche essere patriotici lo è diventato? I Maga sono riusciti ad averne l’esclusiva?«Sono sempre stato patriottico e sono il loro opposto. Il problema è la logica binaria in cui siamo immersi. Abbiamo bisogno di storie in grado di contenere opposti. Washington possedeva schiavi e come generale ha compiuto anche scelte tattiche errate. Ma è stato capace di ispirare le persone a combattere e a sacrificare la propria vita per un principio astratto di libertà. Possiede un'umiltà straordinaria e, all'apice del suo potere militare e politico, rinuncia a entrambi». Per i Maga Trump è animato dallo stesso sentimento che animò i ribelli che combatterono contro l’Impero britannico.«È l'esatto opposto. Trump è una figura molto familiare nella storia mondiale. In Italia lo sapete bene. I veri valori americani sono quelli che hanno forgiato l'ordine mondiale che ha garantito la pace negli ultimi 80 anni e ha imposto alle nazioni dell'Asse un sistema educativo volto a raccontare la verità sulla loro stessa storia, anziché inventarne una sorta di versione superficiale e romanzata. Ciò che vediamo oggi è pura cleptocrazia e autocrazia, una sorta di megalomania e culto della personalità». È ottimista sul futuro degli Usa?«Gli americani hanno molto di cui essere fieri e non credo che siano disposti a mandare tutto in fumo per un dittatorello insicuro e da quattro soldi. Washington non volle mai un monumento dedicato a se stesso, eppure ne ha a decine, tutti realizzati dopo la sua morte. Solo una persona profondamente insicura sente il bisogno di farsi erigere un monumento mentre è ancora in vita».
Ken Burns e la Rivoluzione americana: “Per capire il Paese oggi bisogna guardare alla sua nascita”
Mentre si avvicina il 250° anniversario, presenta un lavoro in sei parti su PBS: «Allora eravamo più divisi. I padri fondatori avevano previsto un Trump, ma no…







