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Martedì mattina l’esercito israeliano ha emesso un ordine di evacuazione che comprende tutta la città Tiro, nel sud del Libano e la quarta più grande del paese, oltre ad alcune cittadine circostanti. È l’ordine di evacuazione più ampio emesso su Tiro dall’inizio della guerra in Medio Oriente, a fine febbraio, e per la prima volta include anche il quartiere cristiano, che finora era stato risparmiato dai bombardamenti israeliani.
L’estensione delle evacuazioni è un segnale del fatto che Israele non ha intenzione di interrompere la propria campagna militare in Libano contro Hezbollah, il gruppo sciita alleato dell’Iran, come sarebbe previsto dall’accordo sul cessate il fuoco fatto con il governo libanese e come insiste nel chiedergli il suo alleato più importante, gli Stati Uniti. È un problema per la tenuta di un altro accordo di cessate il fuoco, quello tra Stati Uniti e Iran, e per il presidente statunitense Donald Trump.
Martedì mattina, sia prima sia dopo l’ordine di evacuazione, l’esercito israeliano ha bombardato Tiro e altre località nel Libano meridionale. Il ministero della Salute libanese non ha ancora diffuso un conteggio dei morti, ma le agenzie di stampa scrivono di «estesi bombardamenti» e di almeno una decine di persone uccise (è probabile siano di più). I bombardamenti non sono una novità: Israele non ha mai smesso di attaccare il Libano anche dopo il cessate il fuoco, e continua a occupare una porzione rilevante del sud del paese.










