Cosa separa un liquido che scorre da un vetro solido e fragile? A prima vista, la risposta sembra banale: nel primo gli atomi si muovono liberamente, nel secondo sono bloccati. Eppure, per i fisici della materia, la cosiddetta “transizione vetrosa” è uno degli enigmi più complessi della natura. Raffreddando un liquido verso lo stato di vetro, il tempo necessario alle molecole per riorganizzarsi cresce in modo esponenziale, ma la loro struttura atomica quasi non cambia.

Com'è possibile che un sistema diventi rigido senza mutare l'ordine dei suoi componenti?

Per decenni, la fisica ha interpretato questo fenomeno come una sovrapposizione di movimenti distinti. A tempi lunghi c’è il rilassamento strutturale, il processo principale in cui le molecole riescono finalmente a sfuggire dalle “gabbie molecolari” formate dai loro vicini, permettendo al liquido di fluire. All'estremo opposto, a tempi corti, ci sono le vibrazioni frenetiche degli atomi all'interno di quelle stesse gabbie.

In mezzo a questi due estremi si colloca il misterioso rilassamento di Johari–Goldstein, identificato negli anni Settanta. Per cinquant'anni ci si è chiesti se si tratti di un movimento autonomo e locale o se piuttosto sia legato alla danza principale del liquido.