“Non possiamo dire che la Russia stia perdendo questa guerra. Ma possiamo dire che sta perdendo l’iniziativa giorno dopo giorno”. In un’intervista al Guardian, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky descrive una fase del conflitto che considera la più favorevole per Kiev degli ultimi due anni e mezzo. Un momento che l’Ucraina cerca di sfruttare al massimo, nel tentativo di mantenere alta l’attenzione internazionale mentre lo sguardo del mondo è sempre più assorbito dalla guerra in Medio Oriente.
Nell’ultima settimana l’Ucraina si è presa l’iniziativa, sul campo. Droni a lungo raggio hanno raggiunto San Pietroburgo, colpendo e incendiando terminal petroliferi, mentre attacchi analoghi hanno messo in difficoltà la Crimea occupata. Anche sul fronte orientale la pressione russa sembra essersi attenuata: l’avanzata delle truppe di Mosca si è quasi arrestata. Secondo Zelensky, le perdite russe superano i 30.000 uomini al mese, tra morti e feriti gravi. “Nel complesso, si tratta di un numero enorme. Significa che non stanno vincendo la guerra”.
La settimana scorsa il presidente ucraino aveva proposto a Vladimir Putin un incontro. La risposta è arrivata venerdì dal forum economico di San Pietroburgo: il presidente russo ha definito la lettera “maleducata” e ha ribadito le rivendicazioni territoriali sul Donbass e sulle province meridionali ucraine. Di fronte a questa chiusura, c’è chi si interroga sulla lucidità di Putin o sull’affidabilità delle informazioni che riceve. Zelensky non esclude nessuna delle due ipotesi, ma taglia corto sul punto: “Il motivo per cui mente non ha importanza”. Ma la menzogna, aggiunge, è uno strumento di coesione interna. A suo giudizio, Putin ha costruito il racconto della guerra sulla falsificazione dei fatti fin dall’inizio del conflitto. Quelle bugie, sostiene il presidente ucraino, rappresentano uno strumento di consenso e un collante capace di “unire” le diverse componenti della società russa.













