di

Alessandro Bocci

Roberto Mancini è pronto a rompere il contratto con l’Al Sadd, con cui ha appena vinto il campionato in Qatar

Dopo aver visto all’opera la spregiudicata e combattiva giovane Italia di Baldini, è cresciuto il consenso per l’eretico Silvio, un allenatore fuori dagli schemi e un modo diverso per ripartire. Ma il futuro della Nazionale va in un’altra direzione: se il 22 giugno dall’assemblea elettiva della Figc uscirà come presidente Giovanni Malagò, sulla panchina azzurra dovrebbe sedere Roberto Mancini, l’uomo dell’ultimo trionfo azzurro, l’Europeo del 2021, nella notte magica di Wembley, anche quello della striscia record di 37 partite consecutive senza sconfitte. Nei palazzi romani non si parla d’altro da giorni e nelle ultime ore il tam tam è diventato assordante. I contatti in queste settimane sono andati avanti sottotraccia, ma senza soste.

Mancio è pronto a rompere il contratto con l’Al Sadd, con cui ha appena vinto il campionato in Qatar e a impegnarsi quattro anni, sino al Mondiale 2030, il punto di caduta dopo tre mancate partecipazioni consecutive che hanno mandato in tilt il sistema e acuito una crisi già profonda. Sulla volontà di Mancini non ci sono dubbi, vuole tornare in Nazionale a tutti i costi, si è pentito di averla abbandonata in fretta e furia e in malo modo, lasciando il presidente Gravina nei guai, nella torrida estate del 2023. Ha chiesto scusa e non ne fa una questione di soldi, pronto a firmare per due milioni di euro a stagione, in linea con i parametri della Federcalcio. Anche sullo staff è disposto a inglobare tecnici federali, che peraltro conosce benissimo. Insomma, la strada è aperta. Malagò però resta abbottonatissimo e prudente.