Classe 1997, appassionato di viaggi, sport e cinema. Ritengo che la comunicazione, in ogni sua forma e sfaccettatura, sia lo strumento capace di trasformare il…

Ci sono luoghi che esistono da secoli ma che restano appartati, discreti, nascosti dietro la flemma della collina, la fedeltà antica dei vigneti, chiese che custodiscono colori e bellezze. Torre de’ Roveri è uno di questi: un comune di poco più di duemila abitanti arroccato sulle prime propaggini collinari delle Orobie, a una manciata di chilometri da Bergamo, con le sue strade che si inerpicano tra le vigne del Valcalepio, il profilo del Colle dei Pasta che taglia il cielo e una storia che risale agli antichi romani, alle dispute medievali tra guelfi e ghibellini, alla lunga pace veneziana e alle famiglie nobili che hanno lasciato pietra e nome su queste terre. Un paese che non ha bisogno di inventarsi nulla, ma che merita, forse, di una voce più alta.

Un evento all’azienda La Rovere

Quella voce si chiama «Torre d’Arte», rassegna culturale giunta nel 2026 alla sua seconda edizione, organizzata dall’Assessorato alla Cultura e dalla Consulta Cultura del Comune, nell’ambito del circuito Terre del Vescovado. Il programma si articola su due fine settimana: il 13 e 14 giugno e il 20 e 21 giugno , con un venerdì di mezzo, il 19, che tiene acceso il filo della narrazione. Cinque giornate per un palinsesto che mescola concerto orchestrale, passeggiate tra i vigneti, laboratori di ceramica e di calligrafia, tornei di scacchi, yoga tra le viti, letture di prosa, degustazioni di vini locali e persino un racconto per immagini sul Ciad. Un programma che unisce la cultura alta e la polvere della strada, l’arte e il mosto, la memoria e il contemporaneo. A spiegare l’origine e il significato dell’intera rassegna è Leonardo Olivieri, consigliere alla Cultura di Torre de’ Roveri. «L’idea è nata l’anno scorso, perché sul territorio c’erano realtà produttive di qualità: aziende vitivinicole, agriturismi, cantine, che faticavano a farsi conoscere al di là del proprio pubblico abituale. La risposta non è stata una fiera del vino né una sagra tradizionale, ma qualcosa di più ambizioso: partire dalla cultura per arrivare all’enogastronomia, o viceversa, usando l’una come leva dell’altra. Realizzare qualcosa di alternativo, ma che facesse vivere autenticamente il territorio». Il risultato è una rassegna che quest’anno punta con ancora più decisione sulle location: ville antiche, cantine, aziende agrituristiche, spazi che normalmente non aprono le proprie porte al pubblico e che per cinque giorni diventano luoghi di scambio e di scoperta. Un modo per far capire che il paesaggio dei colli intorno a Torre de’ Roveri non è solo sfondo, ma protagonista. Olivieri tiene poi a sottolineare il contributo della consulta Cultura, composta da «persone di buona volontà, che affiancano l’amministrazione su base volontaria, mettendo competenze, tempo ed energia a disposizione di un progetto comune. Sono loro, concretamente, - sottolinea Olivieri - a fare girare la macchina organizzativa. Senza di loro, una manifestazione di questo respiro non esisterebbe». Un ringraziamento pubblico e anche un messaggio per chi, altrove, stesse cercando un modello: la cultura locale si fa con la partecipazione di chi ci crede. La rassegna «Torre d’Arte» 2026 gode del contributo di Regione Lombardia nell’ambito del programma «Lombardia Style, a conferma di un riconoscimento istituzionale che va al di là del perimetro comunale, per un progetto che insegna come valorizzare un territorio non significhi semplicemente promuoverlo, ma ascoltarlo, raccontarlo e abitarlo con curiosità genuina. Queste colline bergamasche, con il loro vino, i loro pittori e le piazze che si accendono al tramonto, custodiscono storie che meritano di essere ascoltate. Sabato 13 giugno, alle 21, in Piazza Conte Sforza andrà in scena il concerto «Canzoni di Fabrizio De André», con Stefano Foresti alla fisarmonica, Claudio Fabbrini alla chitarra e Marco Pesenti alla voce e alla chitarra, accompagnati dalla «New Pop Orchestra» con oltre quaranta strumenti dal vivo. L’ingresso sarà libero e aperto a tutta la cittadinanza, come per la maggior parte degli appuntamenti della rassegna, per una manifestazione che vuole essere di tutti. La mattina di sabato, alle 10, la chiesa aprirà le porte per una visita guidata, prima tappa di una giornata che si preannuncia densa. Nel pomeriggio, a partire dalle 15, l’Oratorio San Giovanni Bosco ospiterà due mostre realizzate dai bambini e dai ragazzi dei laboratori: «Storia dell’Arte a Torre de’ Roveri, da Lorenzo Lotto ad Arcabas» e «Le Stagioni», a cura della Scuola Materna. Il coinvolgimento dei più giovani in un percorso che parte da Lotto, il grande pittore bergamasco del Cinquecento, e arriva fino ad Arcabas, il pittore francese Jean-Marie Pirot, proietta il progetto in una dimensione ancor più pregevole, pedagogica e culturale.