di
Angela Cotticelli
Uno studio internazionale pubblicato su «Nature Immunology» del Bambino Gesù e il Boston Children’s Hospital propone una nuova visione: la risposta immunitaria si costruisce nei primi mille giorni di vita e può prevedere il rischio di malattie future
Il sistema immunitario dei bambini non è fragile, come si riteneva in passato è solo un sistema diverso da quello degli adulti, specializzato per affrontare i primi anni di vita. Il neonato deve imparare rapidamente a difendersi dalle infezioni senza però reagire in modo eccessivo ai nuovi microbi, agli alimenti e agli stimoli ambientali che incontra dopo la nascita. Un nuovo studio internazionale del Bambino Gesù di Roma e del Boston Children’s Hospital indaga sullo sviluppo del sistema immunitario nei primi anni con l’obiettivo di individuare strategie preventive efficaci per ridurre il rischio di malattie future.
Lo studio Secondo i ricercatori, i primi 1.000 giorni di vita, dalla gravidanza fino ai 2-3 anni, sono una fase decisiva perché il sistema immunitario è molto plastico e sensibile all’ambiente. Fattori come gravidanza, anticorpi materni, latte materno, microbioma, alimentazione, vaccini e ambiente possono influenzare in modo duraturo la salute futura del bambino, aumentando o riducendo il rischio di infezioni respiratorie, asma, allergie e problemi nella risposta ai vaccini. Lo studio, pubblicato su Nature Immunology nell’ambito del progetto internazionale IDEAL, è stato realizzato da ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù insieme al Boston Children's Hospital, alla Columbia University e alla Yale School of Medicine. Uno dei risultati più importanti riguarda l’inquinamento atmosferico: i primi dati raccolti a Roma mostrano un collegamento significativo tra esposizione agli inquinanti e aumento delle infezioni respiratorie nel primo anno di vita.








