Non è difettoso, immaturo o incompleto. Il sistema immunitario di un bambino appena nato è semplicemente programmato per traghettare l’essere umano dal nido protetto dell’utero materno al caos microbiologico del mondo esterno. A offrire una nuova visione del sistema immunitario dei neonati e dei bambini nei primi anni di vita è uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Nature Immunology, nato dalla collaborazione tra l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, il Boston Children’s Hospital, la Columbia University e la Yale School of Medicine. Secondo gli scienziati, la vera partita per la salute di domani si gioca nei primi 1.000 giorni di vita (dal concepimento ai 2-3 anni). Una finestra temporale di straordinaria plasticità in cui il sistema immunitario viene letteralmente “ri-programmato”.

Un sistema molto plastico

“I bambini nascono con un sistema immunitario diverso da quello di un adulto”, conferma Paolo Palma, responsabile dell’Unità operativa complessa di Immunologia clinica e vaccinologia del Bambino Gesù e professore di Pediatria presso l’Università di Roma Tor Vergata, tra i coordinatori dello studio insieme a Ofer Levy, direttore del Precision Vaccines Program del Boston Children’s Hospital e professore di Pediatria presso l’Harvard Medical School di Harvard. “Ma è un sistema già capace di reagire a una quantità enorme di stimoli e dotato di un’incredibile plasticità”, aggiunge. Pensiamoci: appena viene al mondo, il neonato viene catapultato in un contesto pieno di microbi e potenziali minacce. “Se reagisse a tutto con la forza d’urto di un adulto, il suo corpo - afferma Palma - verrebbe devastato da una massiccia infiammazione o da problemi di autoimmunità”. Il sistema immunitario dei piccoli è invece “tarato” per un fine esercizio di diplomazia biologica: convivere con gli stimoli esterni e mantenere un equilibrio funzionale alla sopravvivenza.