Sabato 6 giugno ha segnato il primo anniversario della “battaglia di Los Angeles”, l’inizio della campagna paramilitare di deportazione di massa che nei mesi successivi si sarebbe estesa a Chicago, Minneapolis, North Carolina e molte altre città e regioni degli Stati uniti.
La pulizia etnica esaudisce una promessa centrale di Donald Trumop all’elettorato Maga, oltre ad è essere atto dimostrativo di forza del regime mirato alla parte “inadempiente” del paese. In molte comunità, prevalentemente ispaniche, nel mirino di ICE, è vissuta come operazione militare di forze di occupazione.
L’invasione è iniziata nella mattina del 6 giugno 2025, quanfo colonne di mezzi militari sono entrati nel garment district di Los Angeles. Agenti federali hanno fatto irruzione nella Ambiance Apparel, sigillando i cancelli della fabbrica tessile e arrestando una quarantina di operai. Hanno picchiato sindacalisti e la gente che protestava e caricato il lavoratori su blindati.
I convogli corazzati sono stati il biglietto da visita preparato dal consigliere speciale di Trump Stephen Miller per sortire il massimo effetto psicologico e mediatico. Emergeva in quei qui primi giorni anche Gregory Bovino, capelli a spazzola e passione per trench in stile Wermacht/Hugo Boss. Il comandante proclamava di essere “arrivato per restare” e avvertiva la cittadinanza a “farci l’abitudine”.






