Il Consorzio unico di bonifica esce dal controllo diretto della Regione e la legge passa in Consiglio regionale con la forza dei numeri della maggioranza. Ma il provvedimento, fortemente contestato da sindacati, rappresentanti di categoria e opposizione, apre uno scontro politico durissimo dentro Palazzo Campanella. A denunciare gli effetti della nuova norma è la consigliera regionale del Partito democratico Rosellina Madeo, che accusa la maggioranza di aver proceduto senza tenere conto delle criticità sollevate da chi è direttamente coinvolto nelle attività dei Consorzi e da chi attende ancora il pagamento delle proprie spettanze. “Si governa con la forza dei numeri e, in questo caso, lo si è fatto sulla pelle di chi è direttamente coinvolto nei provvedimenti”, afferma Madeo. Una legge, secondo la consigliera dem, arrivata in Aula nonostante fosse “fortemente osteggiata dai sindacati e dai rappresentanti di categoria”, ma approvata “a colpi di maggioranza e con un atteggiamento sordo”.

“La Regione ha abdicato al ruolo di vigilanza”

Il nodo centrale riguarda il rapporto tra la Regione e il Consorzio unico di bonifica. Per Madeo, con l’approvazione della legge si recide quel legame istituzionale che avrebbe dovuto garantire controllo, vigilanza e responsabilità pubblica su un ente strategico. “Il Consorzio unico di bonifica si è visto recidere quel cordone ombelicale di cui si parla fin dal primo giorno”, sostiene la consigliera regionale del Pd. Per Madeo, il punto politico è chiaro: “In sostanza la Regione ha abdicato in toto al ruolo di vigilanza e garanzia nonostante i centinaia di Tfr che ancora devono essere corrisposti”.