Addio alla Fiat Tipo, nata come progetto Ægea numero 356 ed inizialmente non destinata ad essere venduta in Italia e principali mercati europei. Perché l’Agea, prodotta da Tofas nell’impianto turco di Bursa, doveva essere destinata in versione berlina inizialmente al mercato interno e ad altri circa 40 nazioni “emergenti” tra cui Messico e diversi paesi del Medio Oriente; una vera e propria auto globale.

Fiat 356, l’erede della Bravo

Alfredo Altavilla, ai tempi numero 2 di FCA, capì il potenziale dall’Aegea e ne allargò il bacino di vendita sviluppando l’erede della Bravo in versioni due volumi e station wagon. Battezzata internamente come progetto 356, assunse il nome Tipo riprendendo il modello del 1990, successivamente al lancio dell’Aegea. Fin dai primi annunci fu chiaro come la gamma di modelli aveva le carte per avere successo anche in Europa: nata sulla piattaforma B-Wide, la stessa della 500L, sarebbe arrivata con una gamma di motori benzina e diesel, e cambi manuali e automatici, completamente derivata da quella delle altre B-Wide.

Ampia gamma di motorizzazioni

Nel corso dei 10 anni di produzione la Fiat Tipo è stata abbinata ad un lungo elenco di motorizzazioni, partendo dai tradizionali benzina, fino ai FireFly, diesel Multijet e propulsori mild hybrid a 48 volt. Aggiornata nel 2020 con un restyling che ha introdotto la versione Cross, dall’assetto rialzato e con aspirazioni da crossover urbano, la Tipo ha rappresentato per oltre un milione di clienti l’auto “media” per eccellenza. Quella che si compra perché caratterizzata dall’invidiabile rapporto qualità prezzo e dall’abbondante spazio a bordo, nonostante dimensioni adatte anche al traffico cittadino con 4,37 metri per la 5 porte hatchback con 440 litri di baule, 4,53 metri per la berlina con 520 litri di carico e 4,57 metri per la station wagon con 550 litri di baule.