I leader di Francia, Gran Bretagna, Germania e Ucraina riuniti a Londra hanno definito cinque condizioni per una pace “giusta e duratura” con la Russia, dal cessate il fuoco immediato alle garanzie di sicurezza legalmente vincolanti per Kyiv. Sperando di sbloccare l’impasse diplomatica
A Londra l’Europa prova a riprendersi un posto al tavolo negoziale sulla guerra in Ucraina. Durante un incontro tenutosi nella capitale inglese tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, quello francese Emmanuel Macron, il premier britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friederich Merz, i leader europei hanno definito una piattaforma comune per il raggiungimento di soluzione diplomatica del conflitto che infuria dal 2022, individuando cinque condizioni considerate indispensabili per raggiungere una “pace giusta e duratura” con la Russia, in quello che viene considerato il tentativo più concreto degli ultimi mesi di rilanciare il protagonismo europeo in un processo negoziale dominato dagli Stati Uniti e caratterizzato da risultati limitati.
I cinque pilastri individuati nella dichiarazione congiunta diffusa al termine del vertice riprendono in larga misura i contenuti della lettera aperta inviata nei giorni scorsi da Zelensky al presidente russo Vladimir Putin. Il primo riguarda l’accettazione da parte di Mosca di un cessate il fuoco immediato e completo. Il secondo prevede l’avvio di negoziati basati sull’attuale linea di contatto tra le forze russe e ucraine, congelando di fatto le posizioni militari raggiunte sul campo (proposta che lo stesso Zelensky ha recentemente definito il modo più rapido per trasferire il conflitto dal piano militare a quello diplomatico). La terza condizione riguarda le garanzie di sicurezza per l’Ucraina nel dopoguerra, che devono essere “robuste e legalmente vincolanti”, e accompagnate dal dispiegamento di una forza multinazionale incaricata di monitorare e far rispettare l’eventuale cessate il fuoco, in linea con quanto promosso sino ad ora dalla “coalizione dei volenterosi”. Il quarto elemento affronta la questione delle riparazioni, ribadendo che gli asset russi congelati all’estero dovranno rimanere immobilizzati fino alla fine della guerra e finché Mosca non avrà fornito un risarcimento per i danni causati dall’invasione. Infine, l’ultimo punto sottolinea che qualsiasi accordo dovrà tutelare gli interessi di sicurezza europei, aggiungendo che eventuali disposizioni che riguardino l’Unione europea o la Nato dovranno essere approvate rispettivamente dagli Stati membri dell’Ue e dagli Alleati dell’Alleanza Atlantica.











