Chi ha visto la versione italiana di Principessa Mononoke, uno dei film più famosi e apprezzati di Hayao Miyazaki, potrebbe facilmente ricordare un’espressione: «dio bestia». È il nome che il dialoghista Gualtiero Cannarsi diede a uno dei personaggi più importanti del film nel 2014, quando fu incaricato di curarne il nuovo adattamento: lo shishigami, creatura che in Principessa Mononoke incarna lo spirito della foresta.

Fu una scelta lessicale molto spericolata, visto che in italiano l’espressione è più comunemente pronunciata come bestemmia. L’effetto comico e straniante è particolarmente marcato dato che lo shishigami ha un ruolo molto importante nello sviluppo della storia, e viene nominato spesso dagli altri comprimari. Questa circostanza ha dato vita a un fortunato filone di montaggi, costruiti proprio sulla continua reiterazione di quel nome.

Il «dio bestia» però era solo uno dei diversi problemi dell’adattamento, che infatti negli anni si è guadagnato moltissimi critici. Accusano Cannarsi di avere reso la fruizione di Principessa Mononoke pesante e inutilmente complessa con una serie di traduzioni bislacche, astruse e imprudenti, poco aderenti allo spirito, al linguaggio e ai toni dell’originale. Nella nuova versione di Principessa Mononoke, che sarà proiettata in diversi cinema italiani fino al 10 giugno, il «dio bestia» non c’è: dopo 12 anni di proteste è stato infatti realizzato un nuovo adattamento, a lungo richiesto da moltissimi fan di Miyazaki.