Mettere a disposizione i propri soldi per dragare i fondali del porto insabbiato, aspettare 15 anni senza un risultato, e per di più la beffa di non avere notizie su tempi per risolvere il problema mentre l'economia marittima nel frattempo è morta e sepolta. A Gela si sente puzza di bruciato dietro la storia infinita del porto insabbiato. Così il consiglio comunale a conclusione di una lunga seduta monotematica sulla vicenda del porto insabbiato ha dato mandato al sindaco Terenziano Di Stefano di revocare l’accordo sui lavori nell’infrastruttura qualora non arriveranno, "nell’immediato", riscontri sugli interventi dall'Autorità della Sicilia occidentale. Il consiglio, con il voto della maggioranza del primo cittadino e di Italia Viva e PeR, ha inoltre autorizzato il capo dell’amministrazione gelese a destinare ad altri usi i quattro milioni delle compensazioni Eni, previsti nell’accordo per i lavori nel porto.

Il consiglio monotematico sul porto rifugio si è aperto con assenze che hanno segnato fin dall’inizio il clima della seduta: non c’erano il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, la presidente dell’Autorità portuale della Sicilia occidentale Annalisa Tardino né la presidenza della Regione, lasciando l’aula a un confronto sbilanciato tra consiglieri, parlamentari del territorio, comitato pro‑porto e Capitaneria. Da subito è emersa la convinzione, ribadita da più interventi, che sul porto di Gela pesi un interesse a mantenerlo impraticabile, mentre gli scali vicini avanzano e la città resta senza uno sbocco marittimo funzionante.