Investire sì, ma diversificando i sottostanti in modo da ridurre il rischio complessivo. Si spiega così l’interesse crescente degli italiani verso i fondi comuni, con il numero di sottoscrittori che nel 2025 ha raggiunto quota 12,4 milioni. È quanto emerge dall’Osservatorio annuale di Assogestioni, che evidenzia un balzo in avanti del 7% nell’ultimo anno, che porta il tasso di partecipazione dal 19,7% al 21% dell’intera popolazione. Un progresso tutt’altro che scontato se si considera che le tante incognite del quadro macro hanno fatto crescere la tentazione di tenere i soldi fuori dal tavolo, ma l’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato una straordinaria capacità di tenuta da parte dei mercati finanziari anche nelle fasi più difficili. Senza trascurare il fatto che l’effetto erosivo dell’inflazione fa perdere valore al denaro lasciato sui depositi.

Italia al secondo posto in Europa

Complessivamente, il valore totale investito dalle famiglie italiane ha raggiunto la cifra record di 679 miliardi di euro dai 608 miliardi del 2024, posizionando l’Italia come il secondo mercato retail più grande dell’Eurozona, subito dietro alla Germania. “L’Osservatorio evidenzia la natura fortemente accessibile dei fondi comuni, dato che il valore mediano oscilla tra i 16 mila e i 20 mila euro”, commenta Fabio Melisso, vicepresidente del Comitato Comunicazione di Assogestioni. “Questo significa che esattamente la metà degli investitori italiani detiene cifre contenute sotto i 20 mila euro”.