VENEZIA - La pace olimpica è terminata: ora è scontro a colpi di carte bollate fra gli impiantisti del Veneto e quelli di Trentino, Alto Adige e Lombardia. Unito da Milano Cortina 2026, l'arco alpino si divide sul riparto del fondo da 50 milioni, stanziato nel 2024 dal ministero del Turismo in favore degli impianti a fune. Contestando i contributi assegnati a 10 imprese che vanno da Molveno a Livigno, l'associazione veneta di categoria ha presentato un ricorso a nome di 11 aziende bellunesi, ottenendo dal Tar del Lazio il diritto a ricevere dagli uffici ministeriali una parte dei documenti relativi alla valutazione dei concorrenti.
Gli interventi La procedura era mirata a sostenere «interventi finalizzati alla promozione dell'attrattività turistica e all'incentivazione dei flussi turistici nei luoghi montani al fine della fruizione della montagna per tutto l'anno e nei comprensori sciistici, mediante la realizzazione di interventi di ristrutturazione, ammodernamento e manutenzione degli impianti di risalita a fune e di innevamento artificiale». Lo scorso 12 dicembre l'Associazione nazionale esercenti funiviari del Veneto ha chiesto di vedere le carte, evidentemente temendo una penalizzazione ai danni delle ditte Passo San Pellegrino Falcade, Tofana, Impianti Falcade Col Margherita, Auronzo d'Inverno, Pordoi, Impianti Averau, Ista, Alleghe Funivie, Faloria, Marmolada e Funivie Arabba. Sotto la lente sono così finiti i contributi alle società Mottolino, Fed, Funivia Boario Terme Borno, Brentonico Ski, Funivie Madonna di Campiglio, Latemar Carezza, Prato Nevoso, Maniva Ski, Funivie Molveno Pradel e 3 Zinnen. Il 4 febbraio il ministero del Turismo ha però rigettato parzialmente la domanda di acquisizione documentale, spiegando che erano «pervenute opposizioni» da parte di alcuni soggetti controinteressati, con oscuramento «dei segreti tecnici e commerciali». A quel punto l'Anef si è rivolta al Tribunale amministrativo regionale di Roma, per far valere il diritto di accesso agli atti.I documenti Fra i 15 documenti richiesti, c'erano l'atto di nomina della commissione di valutazione, i verbali dei lavori, i testi con cui sono state fissate le modalità di esame delle domande e di assegnazione dei punteggi, le pagine relative all'attribuzione del criterio premiale, le relazioni tecnico-illustrative dei vari progetti, le singole schede di giudizio, gli atti di formazione della graduatoria e di sorteggio tra i pari-merito (comprese le eventuali riprese audiovisive). Per il Tar non è sufficiente sostenere che «l'ostensione richiesta potrebbe arrecare un pregiudizio (non meglio circostanziato) alle imprese controinteressate, in quanto operanti nel medesimo settore geografico e merceologico». Ad ogni modo non tutte le carte dovranno essere svelate, ma almeno quelle riguardanti le relazioni tecnico-illustrative e i criteri di premialità. Il termine prescritto è di 30 giorni.






