L'Opec+ rispetta le stime degli analisti e decide anche per il mese di luglio un aumento della produzione di greggio pari a 188mila barili al giorno per venire incontro alle esigenze degli stessi paesi membri e del mercato nonché contenere i prezzi in uno scenario geopolitico dominato dalla guerra nel Golfo Persico e dalla conseguente chiusura dello tretto di Hormuz. Quindi la nuova iniezione nel mercato dell'oro nero resta al momento ancora soggetta a queste restrizioni.
La decisione dei paesi produttori collegati da remoto con la sede di Vienna è la prima senza gli Emirati Arabi Uniti che hanno deciso di lasciare l'organizzazione a maggio legandosi in modo sempre più stretto con gli Usa. La produzione totale dell'Opec+ - riporta l'AFP - è quindi diminuita di quasi dieci milioni di barili al giorno tra febbraio e aprile, secondo i dati del gruppo stesso. Pertanto, questo nuovo annuncio, "non significa molto finché lo Stretto di Hormuz rimane chiuso", spiega Jorge Leon, analista di Rystad Energy sentito dall'agenzia francese. In realtà, il gruppo può fare ben poco per contrastare l'instabilità del mercato. Anche la Russia, i cui impianti petroliferi sono regolarmente presi di mira dall'Ucraina, "sta diventando un vincolo" all'interno del gruppo, "con una quota in aumento mentre la produzione effettiva rimane ben al di sotto dell'obiettivo", sottolinea Leon.










