Domenica un drone lanciato dalle forze armate russe ha colpito e danneggiato una parte dell’impianto di stoccaggio del combustibile nucleare esaurito, all’interno della zona di esclusione a Chernobyl, intorno all’ex centrale nucleare che nel 1986 esplose causando il più grave incidente nucleare della storia.
Energoatom, la società statale ucraina che si occupa di energia atomica, ha detto che non ci sono state perdite di combustibile poiché la sezione dell’impianto colpita era vuota, e che quindi i livelli di radiazioni sono rimasti nei limiti abituali. L’attacco ha causato un incendio in un’area di circa 40 metri quadri, che è stato spento. Nessuna persona è rimasta ferita.
La zona di esclusione è l’area compresa entro i 30 chilometri dall’ex centrale, dove la permanenza per lunghi periodi di tempo è vietata all’uomo. Il combustibile nucleare esaurito è quello utilizzato all’interno di un reattore nucleare e deve essere stoccato con attenzione per evitare che si disperda.
A febbraio dello scorso anno un drone russo aveva colpito lo scudo protettivo costruito sopra al reattore numero 4 dell’ex centrale. In precedenza, all’inizio della guerra in Ucraina, l’esercito russo aveva conquistato la centrale e l’aveva occupata per più di un mese, durante il quale aveva reso molto complesso lo svolgimento di tutte le necessarie operazioni di manutenzione.










