di

Gian Guido Vecchi

La messa del Corpus Domini è uno dei momenti centrali del viaggio di Prevost in Spagna, eppure «non si tratta di una manifestazione esteriore, di una sopravvivenza folkloristica»

Da Plaza de Cibeles è difficile rendersene conto, anche i viali tappezzati di fiori che vi confluiscono sono colmi di gente, i fedeli dietro le transenne hanno accompagnato dalla nunziatura tutto il percorso dell’auto scoperta di Leone XIV e le riprese dei droni rimandano dagli schermi l’immagine di una marea indistinta, gli organizzatori stimano un milione e duecentomila persone. La messa del Corpus Domini è uno dei momenti centrali del viaggio di Prevost in Spagna, eppure «non si tratta di una manifestazione esteriore, di una sopravvivenza folkloristica o di un semplice ornamento estetico», avverte il Papa: «Se nella celebrazione eucaristica Cristo si dona come alimento, la processione dice che Egli non rimane chiuso nel tempio ma, anzi, esce incontro a noi: Gesù cammina per le strade, attraversa le piazze, visita i nostri quartieri, abita i luoghi della nostra vita quotidiana, come il Dio vicino che cammina con il suo popolo, come il Signore della storia, consolazione dei deboli, luce per le famiglia, speranza per i più fragili, pace per chi soffre. Il Cristo che passa per le strade nell’ostensorio è lo stesso che si identifica con i poveri, i malati, i soli e gli scartati».