Dopo il rifiuto dello Zar a trattare, ancora attacchi ucraini a lungo raggio. Allarme anche a Mosca
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Nella sua lettera a Putin, Zelensky lo aveva detto chiaramente: "Incontriamoci faccia a faccia, finiamo la guerra. Altrimenti ti abbiamo già dimostrato quanto e come possiamo colpire". E all'ennesimo rifiuto dello Zar, quanto detto dal leader ucraino è diventato realtà. Ottantasei droni sono stati lanciati contro San Pietroburgo, una decina su Mosca e alcuni su Krasnodar, dove un deposito di carburante brucia senza sosta da ore. L'attacco sulle principali città russe non ha causato conseguenze gravissime, alcuni danni e qualche persona ferita, ma è una risposta forte, oltre che un affronto, all'intransigenza di Putin. "Esorto i residenti di San Pietroburgo a rimanere a casa e a non uscire", è stato costretto a dire il governatore della città, al secondo attacco in pochi giorni dopo che mercoledì, giorno del via del Forum Economico Internazionale, erano stati colpiti un impianto petrolifero e una postazione militare."È arrivato il momento di porre fine a questa guerra. Ma il capo della Russia vuole continuare a combattere. Ecco perché le sanzioni ucraine contro questa aggressione stanno funzionando", ha detto Zelensky. "La scorsa notte, i nostri droni hanno percorso circa 1.000 chilometri fino alla regione di San Pietroburgo, verso gli arsenali della marina nemica e una base a Kronstadt. I nostri attacchi a lungo raggio hanno raggiunto anche circa 500 chilometri nella regione del Krasnodar, colpendo un deposito di petrolio", ha spiegato, aggiungendo ancora una volta che "la Russia deve porre fine alla sua guerra e fermare i suoi attacchi alla vita. Qualsiasi manifestazione di ingiustizia contro l'Ucraina riceverà una adeguata risposta". Se non vuoi la pace, preparati alla guerra in casa tua, in sintesi, il messaggio di Kiev a Putin che continua con i suoi attacchi su obiettivi civili ucraini (anche ieri 12 le vittime) e sembra, almeno ufficialmente, voler chiudere a ogni negoziato.














