«Nella vita ci sono cose più grandi di noi. Come il Pordoi, come La Scala. Ho fatto due volte il Pordoi. Certamente ci ho messo più tempo di quello che ci metteva Nibali, ma io penso che il Pordoi sia una cosa talmente grande che è molto più grande della differenza tra me e Nibali». Non solo Verdi e Toscanini nella vita di Fortunato Ortombina. Il Sovrintendente della Scala di Milano, per anni ai vertici del Gran Teatro La Fenice di Venezia, racconta palcoscenico e due ruote, le due grandi passioni di una vita.

Quando comincia ad andare in bici come nasce questa passione?

«Io in bici sono sempre andato fin da bambino. Abitavo in campagna, a Goito, vicino a Mantova. Per me la bici era lo strumento per esplorare il mondo. E anche per conquistarlo. Poi le zie abitavano in campagna come noi ma più distante, ed era la scusa per andare. Non avevo limiti, l'unico limite era l'asfalto. Lì non si poteva andare».

Quindi il mito delle due ruote è andato di pari passo con quello della musica...

«In qualche modo si. Sono state le mie due prime grandi passioni, e lo sono tuttora».